REGNO UNITO. Giornalisti trattati da Spie

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I giornalisti britannici potrebbero essere trattati come spie, rischiando pene detentive fino a 14 anni di carcere se dovessero rivelare o condividere segreti di stato. È questo l’allarme lanciato dalle” colonne” di Al Jazeera dell’Open Rights Group, se le proposte fatte da parte della Law Commission diventassero legge.

Nel 2015, alla Commissione, il cui compito è quello di esaminare e raccomandare le riforme della legislazione del Regno Unito, era stato chiesto di esaminare la legislazione in materia di dati ufficiali. Le sue raccomandazioni oggi suggeriscono che il reato di spionaggio venga modificato in modo che possa «essere commesso da qualcuno che non solo comunica le informazioni, ma anche da qualcuno che le ottiene o raccoglie informazioni».

Soggetti del reato di spionaggio non sarebbero più i dipendenti dello Stato, ma potrebbero rientrarvi giornalisti, Ong o whistle-blowers, che non potrebbero avere più come giustificazione la difesa di un interesse pubblico per proteggersi.

L’estensione del reato nasce dal caso Snowden e dalle ripercussioni mediatico-politiche che ha avuto.

Se le proposte della Law Commissione entrassero in vigore, i giornalisti che hanno pubblicato le storie derivanti dai documenti dell’analista Nsa sarebbero quasi certamente stati accusati di spionaggio a prescindere.

Se le proposte della Commissione del Regno Unito diventassero legge, avvisa Open Rights Group, ci potrebbero essere conseguenze per la libertà di parola nel Regno Unito e oltre.

«Quando le democrazie approvano leggi che minacciano la libertà di stampa, forniscono una giustificazione per i regimi autoritari a far passare leggi repressive, spesso in nome della sicurezza nazionale».

Anche se il premier Theresa May si è dissociata dalla proposta attribuendola al precedente governo di David Cameron, la sua uscita per la Ong non è credibile perché la May era ministro dell’Interno nel secondo governo Cameron e il suo Ministero è stato parte fondamentale del processo di pre-consultazione sul provvedimento.

Tommaso dal Passo