RDC. Provata la pulizia etnica dall’ONU

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La violenza nella provincia di Kasai nella Repubblica democratica del Congo sembra aver assunto una dimensione etnica sempre più inquietante. Così l’ha definita l’Ohchr, l’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani, citando testimonianze che le forze governative hanno condotto attacchi etnici.

L’Ohchr ha invitato il governo a prendere tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza delle persone provenienti da tutte le etnie nella zona di Kasai. Il rapporto Onu si basa su un a serie di interviste con 96 persone che erano fuggite nell’Angola vicina per sfuggire alla violenza nel territorio di Kamonia nel Kasai. La squadra delle Nazioni Unite ha potuto confermare che tra il 12 marzo e il 19 giugno circa 251 persone sono state vittime di omicidi extragiudiziali e mirati, di cui 62 bambini, di cui 30 avevano meno di otto anni.

Gli intervistati hanno detto che le forze locali di sicurezza hanno attivamente promosso, alimentato e occasionalmente condotto attacchi etnici. La Missione Onu nella Rdc ha individuato almeno 80 fosse comuni nel Kasai. I combattimenti tra la milizia di Kamuina Nsapu e il governo hanno avuto inizio nel mese di agosto 2016. La squadra delle Nazioni Unite è riuscita a confermare che da marzo / aprile 2017, un’altra milizia, denominata Bana Mura, è stata costituita da persone provenienti dai gruppi etnici Tshokwe, Pende e Tetela. È stata armata e sostenuta da leader locali e funzionari della sicurezza, tra cui l’esercito e la polizia, per attaccare le comunità di Luba e Lulua accusate di essere complici della Kamuina Nsapu.

Secondo la relazione, la Bana Mura ha intrapreso una campagna volta a eliminare l’intera popolazione di Luba e Lulua nei villaggi che hanno attaccato. In molti degli attacchi riportati alla squadra, i soldati delle Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo, Fardc, erano i leader della milizia di Bana Mura durante gli attacchi ai villaggi.

Data la situazione nel Kasai, la relazione Onu sottolinea la necessità che il team di esperti internazionali sulla situazione, istituito nel giugno dal Consiglio dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, abbia accesso sicuro e non limitato alle informazioni, siti e individui ritenuti necessari per il loro lavoro.

Maddalena Ingrao