Frequenze radio condivise nel mirino della Commissione Europea

50

Nella sua Comunicazione “Promoting the shared use of radio spectrum resources in the internal market”, la Commissione Europea invita gli stati membri ad adottare un quadro comune di riferimento per realizzare un mercato interno delle frequenze radio.

 

Attualmente a livello europeo, la crescita del traffico dati wireless vede infatti come principale fattore limitante l’assenza di frequenze inutilizzate. Sembrerebbe tuttavia che l’efficiente utilizzo di questa risorsa, supportato dalle nuove tecnologie, sia una possibilità tutt’ora inesplorata. La Commissione cercherebbe quindi un mutamento in grado di rendere per i nuovi fruitori meno oneroso l’accesso alle frequenze, attraendo ulteriori investimenti nel settore.

La condivisione di frequenze non è un concetto nuovo per gli stati membri a livello nazionale. Tuttavia, nell’economia globalizzata, l’unica leva economica capace di dare sufficiente supporto a questo processo, risiede nelle potenzialità del mercato interno europeo. Si rischierebbe altrimenti di rendere frammentata la crescita del mercato continentale delle frequenze, con il controproducente effetto di non vederne un’evoluzione proporzionata al crescente uso del wi-fi.

La Comunicazione della Commissione è pertanto intenzionata a gettare le basi per creare un quadro legislativo che renda obbligatoria la condivisione delle frequenze tra i vari utenti, creando un circolo virtuoso nell’ambito del mercato interno. Il processo dovrebbe procedere attraverso una previa identificazione delle opportunità legate alla condivisione, abilitando in seguito norme regolatorie dei diritti di accesso alle frequenze, supportate da adeguati incentivi economici erogati a livello europeo.

Il supporto contrattuale tra gli utenti possessori di frequenze, affinché le condividano, potrebbe incoraggiare gli attuali possessori ad un utlizzo più sicuro a livello legale, nonché sistemicamente più efficiente. Questo comperterebbe per i consumatori finali un accesso a reti wireless affidabili a supporto di servizi più capillari ed efficienti; incoraggerebbe ulteriori investimenti nel settore forti di una nuova economia di scala; nonché consentirebbe agli attuali utenti delle frequenze di risparmiare sulla normali spese di telefonia. Da ultimo, in assenza di frequenze inutilizzate, tale innovazione legislativa potrebbe evitare costi di riallocazione, notoriamente alti, incentivando le possibilità di libera iniziativa e competitività in questo settore, che vedono la crescente domanda disattesa.

Le perplessità sorgono sull’effettivo interesse dei possessori di frequenze – come ad esempio le compagnie di telefonia mobile – nel condividirle a fronte delle somme sostenute per ottenerne le licenze di utilizzo. Nel prospetto offerto dalla Commissione Europea, un quadro legislativo certo sulla condivisione delle frequenze a livello europeo, potrebbe attrarre investimenti infrastrutturali in aree dove la domanda di servizi è tutt’ora incerta; rendendole potenziali centri d’investimento a carico dei nuovi utenti; il tutto, offrendo agli attuali possessori nuovi servizi senza alcun costo aggiuntivo.

Resta certo che ogni accordo di condivisione delle frequenze stipulato tra operatori che agiscono nello stesso mercato, dovrà essere monitorato dalle autorità competenti, tenendo conto sia delle condizioni di rilascio della licenza, nonché dei potenziali rischi monopolistici.