Il nuovo Qatar rischia di perdere la faccia

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ITALIA – Roma 27/06/2014. In soli 12 mesi la posizione internazionale del Qatar è mutata radicalmente.

Dodici mesi or sono, lo sceicco Hamad bin Khalifa Al Thani (a destra) abdicava in favore di suo figlio Tamim (a sinistra). Hamad lasciava una vasta rete di soft power stesa nell’intera regione. Oggi le cose sono diverse. A raffica, e spesso nel giro di ore, Egitto, Libia, Tunisia, tutti paesi in cui era presente la Fratellanza musulmana e le sue derivazioni, eliminano la presenza della Fratellanza stessa. Lo stesso accade nel conflitto siriano, in cui la presenza qatarina, nel
giro di soli 12 mesi, è stata quasi del tutto azzerata. A tutti questi rovesci si sono unite le dichiarazioni ufficiosi di Riad, ad esempio, per cui i Fratelli sono «terroristi». Inoltre, il re saudita Abdullah bin Abdulaziz ha inviato un telegramma di congratulazioni, al nuovo presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi in cui si legge: «Causare un danno all’Egitto equivale danneggiare l’Islam, gli arabi e l’Arabia Saudita» e di consulenza Abdullah invitava Sisi a «guardarsi dai falsi amici«, un chiaro riferimento al Qatar.
Il Qatar, inoltre, soffre un problema di immagine per lo scandalo relativo alle accuse di corruzione legate alla concessione di poter ospitare l’edizione 2022 della Coppa del Mondo di calcio, e per le accuse di messa in schiavitù dei lavoratori coinvolti nelle operazioni di corruzione, di fatto aprendo un “Qatargate”. A marzo 2014, in una mossa senza precedenti, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein hanno ritirato i loro ambasciatori da Doha, dopo il mancato rispetto di un accordo di sicurezza comune del novembre 2013 che includeva l’impegno di Doha a non sostenere più i Fratelli musulmani. Nonostante l’impegno dell’emiro del Kuwait a mediare, c’è ancora il rischio che i tre paesi anzidetti non partecipino al meeting del Gcc previsto a dicembre a Doha.
i dodici mesi intercorsi dalla presa del potere di Tamin sono stasti un vero anno orribile per il Qatar, che dalla sua ha ancora parecchie carte da giocare: in una visita in Francia il 23 giugno, Tamin ha detto: «Abbiamo sempre giocato il ruolo di mediatore tra i paesi», eppure ora sembra difficile mediare senza perdere la faccia.