QATAR. I talebani fermano gli attacchi contro i civili 

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I Talebani hanno accettato di ridurre la violenza fermando gli attacchi a «centri religiosi, scuole, ospedali, centri educativi, bazar, dighe e luoghi di lavoro» in Afghanistan, che potrebbero accelerare la fine dei 18 anni di guerra civile nella nazione dilaniata dalla guerra, riportano i media afghani.

L’accordo preso alla Conferenza per il dialogo interafghano sulla pace a Doha la sera dell’8 luglio è stato raggiunto sotto forma di una risoluzione preparata da un comitato composto da sei membri di Kabul e tre membri dei Talebani, riporta Tolo News.

I partecipanti di Kabul provenienti da mondo politico, membri della società civile e funzionari governativi hanno partecipato ai colloqui intrafghani a titolo personale perché l’Emirato Islamico si rifiuta di riconoscere il governo centrale dell’Afghanistan di Kabul, definendolo una “marionetta americana”.

La risoluzione ha anche chiesto la fine delle vittime civili e la protezione dei diritti delle donne in un “quadro islamico”, garantendo i «diritti delle donne negli affari politici, sociali, economici, educativi e culturali nel contesto dei valori islamici».

L’incontro si è concluso con un «appello congiunto e la promessa di ridurre la violenza in Afghanistan», ha detto Markus Potzel, inviato tedesco in Afghanistan, che ha co-ospitato i colloqui con il Qatar. 

«Le differenze sono quasi così strette», ha detto Mutlaq al-Qahtani, inviato speciale del Qatar per l’antiterrorismo. «Siamo abbastanza francamente sorpresi della serietà di entrambe le parti», ha aggiunto, «e sono così impegnati a porre fine a questo conflitto», riporta Dw.

L’accordo non vincolante arriva quando il settimo ciclo di colloqui tra i negoziatori americani e gli insorti è ripreso il 9 luglio. Le due parti sperano di raggiungere un accordo che vedrebbe le truppe americane ritirarsi in cambio di un impegno a non utilizzare l’Afghanistan come base del terrorismo.

I talebani hanno rifiutato di condurre negoziati diretti con il governo afghano fino a quando gli Stati Uniti non annunciano un calendario per il ritiro.

Luigi Medici