QATAR. Doha nega le accuse di sfruttamento del lavoro

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Il Qatar ha negato di aver violato le norme di una sua nuova legge sul lavoro, bloccando i migranti che vogliono lasciare il paese, e dicendo che era impegnata a far rispettare le riforme per migliorare i diritti di milioni di lavoratori stranieri.

La nuova legge che rende più facile per i migranti cambiare lavoro e lasciare il ricco stato del Golfo Persico, dove molti di loro sono stati reclutati per costruire gli stadi di calcio in vista della Coppa del Mondo Fifa 2022, è entrata in vigore nel mese di dicembre 2016, riporta Reuters.

Il governo del Qatar ha detto in una dichiarazione che ogni notizia secondo cui Doha non si starebbe impegnando a far rispettare le riforme o che stava negando la libertà di circolazione dei lavoratori stranieri era “falsa“.

Il Qatar ha approvato una legge il 13 dicembre 2016 che eliminava la necessità per i migranti di ottenere permessi di uscita dai datori di lavoro, e che infligge ammende a datori di lavoro che sequestrano i passaporti dei lavoratori e che trattengono i loro stipendi.

Ma secondo i sindacati ai migranti è ancora richiesto da parte del governo il permesso di uscita e che più di 200 migranti sono stati bloccati dal lasciare il Qatar dal momento che la legge è stata approvata.

Il governo del Qatar ha sì confermato che 213 su 184551 richieste di permessi di uscita sono stati negati, ma ha detto che la causa era da ricercare in altri motivi: queste persone stavano affrontando accuse penali.

«Abbiamo affermato esplicitamente che agli espatriati sarebbe stato impedito di lasciare il Qatar se vi fosse stata una forte evidenza che l’espatriato ha commesso frodi o sta tentando di sottrarsi al giudizio per un crimine», recita la dichiarazione del governo.

I dati riportati dalla Qatar News Agency all’inizio di questo mese riportano che il Comitato che raccoglie le proteste sulle norme di uscita, di nuova costituzione, aveva respinto 213 domande presentate fino al 15 febbraio, senza dare nessuna spiegazione per i rifiuti.

L’Oil ha dato tempo a Doha fino a novembre per attuare le riforme o affrontare un’indagine sul lavoro forzato dei migranti collegato ai lavori sulla Coppa del Mondo.

Maddalena Ingroia