Quel che resta della Primavera araba

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ITALIA – Roma 17/12/2013. Nel 2011, la Primavera spazzò in un tremendo domino, regimi che sembravano intramontabili. Uno dopo l’altro, la pressione sociale ha fatto saltare Ben Ali, Mubarak, Gheddafi e così via. Dopo tre anni cosa ne è rimasto di quello tsunami socio-politico-economico che ha attraversato il Mena?

BAHREIN

il movimento di protesta esploso il 14 febbraio 2011 è stato bloccato un mese più tardi, ma questo piccolo regno del Golfo è ancora teatro di disordini poiché la maggioranza sciita contesta la dinastia sunnita al potere.

EGITTO

Il presidente Hosni Mubarak si è consegnato all’esercito l’11 febbraio 2011 dopo che una rivolta generale aveva fatto quasi 850 morti. Il 3 luglio 2013, il presidente islamista Mohamed Morsi, il primo capo di stato egiziano liberamente eletto, è stato estromesso dal potere dalle forze armate. Più di 1.000 persone, soprattutto membri della Fratellanza musulmana sostenitori Morsi, da allora sono stati uccisi in scontri di piazza mentre le forze di sicurezza hanno fatto 2.000 arresti.

LIBIA

Da quando è crollato il regime di Muammar Gheddafi nel mese di ottobre 2011, le autorità in Libia stano lottando per mantenere l’ordine contro le milizie, gruppi di ex ribelli che sfidano lo Stato se i propri interessi sono minacciati.

SIRIA

Da marzo 2011, la protesta pacifica in Siria si è trasformata in una sanguinosa guerra civile che contrappone essenzialmente musulmani sciiti contro i sunniti. Sono morte più di 126mila persone e milioni di cittadini sono stati sfollati.

TUNISIA

La Tunisia, culla della “Primavera araba”, è ancora senza un forte governo centrale, quasi tre anni dopo che Zine El Abidine Ben Ali è fuggito il 14 gennaio 2011.

Un’assemblea costituente dominata dal partito Ennahda è stata eletta nell’ottobre 2011, ma la Tunisia è afflitta da disordini sociali e crisi politica cronica, caratterizzata dall’omicidio di due esponenti dell’opposizione nel 2013.

YEMEN

Lo Yemen sta lottando per stabilire una nuova costituzione sotto un regime di transizione sostenuto dalle Nazioni Unite e del Golfo inaugurato quando il presidente Ali Abdullah Saleh si è dimesso nel febbraio 2012. Punto di maggiore criticità nel paese è la richiesta di autonomia del sud del paese.

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