Prega di più e spegni quei Metallica

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Quale Stato sarà creato in Tunisia? Si tratta di una domanda e di una preoccupazione diffusa all’interno della società e tra gli analisti. 

Sarà un regime islamico o uno secolare? Oppure sarà qualcosa che sta nel mezzo?

 

La questione divide, per ammissione degli stessi tunisini, le famiglie e la politica della nuova Tunisia.

I conflitti sorgono, ad esempio, tra le madri “laiche” e figlie che mettono il velo coprendo la testa. In questi giorni si sta celebrando un processo, ad esempio, nei confronti di una televisione accusata di aver offeso la morale pubblica per aver trasmesso il film a cartoni animati Persepolis, perché al suo interno è raffigurato Dio, cosa vietata dall’Islam. Il dibattito su come gestire il rapporto tra religione e politica, tra religione e società è al centro della scena istituzionale tunisina «Vedere nuovamente simili processi in Tunisia è preoccupante» afferma Hassiba Hadj Sahraoui, vice direttore del programma Mena di Amnesty international. Il dibattito prosegue anche a livello politico: l’articolo 1 del progetto di nuova costituzione tunisina, al centro del dibattito politico, afferma che lo Stato si ispira all’Islam ma non che fa della Shar’ia la sua norma di legge; un compromesso che viene salutato e osteggiato dalle diverse parti politiche venute fuori dopo la cacciata di Ben Alì.

Uso libero dei social forum, nuove tecnologie, ascolto della musica rock e heavy, tutte forme della libertà di espressione e di manifestazione del pensiero sembrano dividere la società tunisina in fratture che spesso, a sorpresa, non corrispondono ad uno scontro generazionale ma si muovono in maniera tra di esse con figli più integralisti dei genitori. La Tunisia si sta rivelando un interessante laboratorio di analisi politico istituzionale per i Paesi usciti dalla Primavera araba.