PORTO RICO. Arecibo cade a pezzi. Chiude un pezzo di ricerca extraterrestre

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La U.S. National Science Foundation ha annunciato la chiusura dell’enorme telescopio spaziale dell’Osservatorio di Arecibo di Porto Rico, ponendo fine a 57 anni di scoperte astronomiche dopo aver subito due incidenti gravi negli ultimi mesi. Le operazioni dell’osservatorio, uno dei più grandi del mondo, si sono interrotte ad agosto quando uno dei suoi cavi di supporto si è staccato dalla sua presa, cadendo e facendo un buco di 30 metri di lunghezza nel suo riflettore largo 305 metri.

Un altro cavo si è poi rotto all’inizio di questo mese, aprendo un nuovo foro nella parabola e danneggiando i cavi vicini, mentre gli ingegneri si affannavano a escogitare un piano per preservare la struttura ormai paralizzata. «Nsf ha concluso che questo recente danno al telescopio di 305 metri non può essere affrontato senza rischiare la vita e la sicurezza degli equipaggi e del personale», ha detto giovedì scorso Sean Jones, vicedirettore della Direzione di Scienze Matematiche e Fisiche di Nsf. «NSF ha deciso di iniziare il processo di pianificazione per lo smantellamento controllato del telescopio da 305 metri», ha detto Jones.

Gli ingegneri non hanno ancora determinato la causa del guasto iniziale del cavo, ha detto un portavoce di NSF. Il vasto riflettore dell’osservatorio e una struttura di 900 tonnellate appesa a 137 metri sopra di esso, annidata nelle foreste umide di Arecibo, Portorico, sono stati utilizzati da scienziati e astronomi di tutto il mondo per decenni per analizzare pianeti lontani, trovare asteroidi potenzialmente pericolosi e cercare forme di vita extraterrestre.

Il telescopio è stato strumentale nel rilevare l’asteroide Bennu vicino alla Terra nel 1999, che ha posto le basi per l’invio di una sonda robotizzata da parte della NASA per raccogliere ed eventualmente restituire il suo primo campione di terra di asteroidi circa due decenni dopo.

Una società di ingegneria ingaggiata dalla University of Central Florida, che gestisce l’osservatorio per la Nsf in base ad un accordo quinquennale di 20 milioni di dollari, ha concluso in un rapporto all’università la scorsa settimana «che se un ulteriore cavo principale si rompe, seguirà presto un crollo catastrofico dell’intera struttura». Citando le preoccupazioni per la sicurezza, l’azienda ha escluso gli sforzi per riparare l’osservatorio e ha raccomandato una demolizione controllata.

Antonio Albanese