A Varsavia lo United Nations Climate Change Conference 2013

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POLONIA – Varsavia 28/10/2013. Dall’11 al 22 novembre Varsavia ospiterà lo United Nations Climate Change Conference (COP 19/CMP9), XIX conferenza mondiale delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. 

Il summit polacco servirà a fissare tempi e modalità per gli impegni di riduzione delle emissioni di CO2 nel 2014, in vista dell’accordo globale e giuridicamente vincolante sul clima che sarà definito a Parigi nel 2015, allo scopo di contenere l’innalzamento della temperatura mondiale entro i 2°C.

La conferenza sarà presieduta da Marcin Korolec, Ministro dell’Ambiente della Polonia, il quale, in commissione ambiente dell’Europarlamento, ha mostrato un considerevole ottimismo nella “riuscita” dell’evento, affermando che a «Varsavia si porranno le basi dell’accordo globale del 2015. Con i partner peruviani e francesi spianeremo la strada per la riunione di Parigi del 2015». L’accordo, ha inoltre aggiunto, «dovrà essere applicato da tutti Paesi e non solo dall’Unione europea e un manipolo di altri Stati, come avvenuto con il protocollo di Kyoto». Korolec ha, però, precisato che «nei negoziati in corso a livello Onu è fondamentale mantenere l’equilibrio fra lotta ai cambiamenti climatici e sviluppo» e, per questo, «parleremo anche con le imprese: devono essere in prima linea per rallentare i cambiamenti climatici con strumenti adeguati». Lo stesso ha poi concluso sottolineando il ruolo fondamentale delle città ai fini dell’attuazione di politiche di sviluppo sostenibile, «visto che metà degli abitanti del Pianeta vive in zone urbane ed entro il 2050 questa quota salirà al 70%, anche loro dovranno adeguarsi e prendere misure per la lotta ai cambiamenti climatici».

L’Unione europea, che a Varsavia sarà rappresentata da una delegazione ufficiale di deputati guidata dal Presidente della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo Matthias Groote, anche quest’anno intende rimarcare la sua leadership mondiale nella lotta all’aumento mondiale della temperatura. Il Parlamento europeo, infatti, lo scorso 23 ottobre ha approvato, a grande maggioranza (524 voti a favore, 120 contrari e 14 astensioni), una risoluzione attraverso la quale si elencano i punti chiave della strategia europea contro il cosiddetto climate change quali: diminuire del 30% le emissioni di CO2 entro il 2020; fissare un prezzo per le emissioni di carbonio nei settori dell’aviazione e del trasporto marittimo a livello internazionale; ridurre le emissioni di gas serra attraverso politiche che blocchino lo sviluppo di carburanti fossili “non convenzionali”, come le sabbie bituminose; eliminare i sussidi pubblici a tali tipologie di combustibili; incentivare lo sviluppo di tecnologie per un’economia rispettosa dell’ambiente.

La necessità di provvedimenti decisi volti alla tutela di ambiente e clima è palesemente deducibile dal V rapporto dell’Intergoverntal Panel for Climate Change (IPCC), testo di 2.200 pagine frutto di due anni di lavoro di centinaia di scienziati esperti di clima e non solo. Dallo studio, infatti, emerge che la responsabilità dei cambiamenti climatici è da attribuire alle attività umane con una certezza di almeno il 95% e che, all’inizio di maggio di quest’anno, per la prima volta da 2,5 milioni di anni la quantità di anidride carbonica nell’atmosfera ha raggiunto i 400 ppm (parti per milione), mentre circa 200 anni fa, prima dell’inizio delle rivoluzione industriale, si assestava intorno a 280 ppm. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) e la Banca Mondiale,  inoltre, se non si agisce subito ed in modo determinato nel contrastare inquinamento e gas serra, l’aumento delle temperature potrebbe essere addirittura di 6 gradi, con conseguenze drammatiche dal punto di vista economico e sociale.

L’Onu, infine, è molto preoccupata dalle potenziali minacce derivanti dagli effetti del cambiamento climatico al mantenimento della sicurezza e della pace internazionale.