POLO NORD. Meno ghiaccio artico e antartico

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Il mese scorso, il ghiaccio marino sia nell’Artico che nell’Antartico è arrivato ai livelli più bassi per il mese di gennaio, l’Organizzazione meteorologica mondiale delle Nazioni Unite dice.

Le concentrazioni nell’atmosfera di anidride carbonica, gas causa principale del riscaldamento globale, hanno toccato un altro record a gennaio 2017, riporta Rferl.

Pur essendo inverno, «è straordinariamente caldo nel nord, e il ghiaccio del mare … è al minimo in questo punto in entrambi gli emisferi», riportano gli studiosi sentiti da Rferl.

Il contenuto di calore degli oceani, una misura più affidabile del riscaldamento terrestre delle temperature dell’aria di superficie, è andato «inesorabilmente su, su e ancora più su».

Ci sono stati almeno tre periodi invernali, quando il ghiaccio marino artico si è ritirato, mentre invece avrebbe dovuto essere in espansione, secondo i registri satellitari che risalgono 38 anni indietro.

Il ghiaccio marino artico a gennaio ha segnato una media di 260mila chilometri quadrati inferiore al precedente record, sempre basso, dello scorso gennaio: si è trattato di una contrazione delle dimensioni del Regno Unito.

Il ghiaccio marino in Antartide, dove è estate, è stato del 22,8 per cento inferiore alla media.

A causa del riscaldamento globale, negli ultimi 30 anni l’area artica coperta di ghiacci si è ridotta in modo sostanziale estate dopo estate, diminuendo la capacità della superficie ghiacciata di riflettere la luce solare (un fenomeno conosciuto come albedo) e aumentando il calore assorbito dal mare, che a sua volta contribuisce allo scioglimento dei ghiacci, in un circolo vizioso molto pericoloso.

Come se non bastasse, il ritiro dei ghiacci rende più facile lo sfruttamento delle risorse naturali nel Mar Glaciale Artico: pesca, trasporto marittimo e trivellazioni in cerca di combustibili fossili fanno gola a molti e minacciano la sopravvivenza di questo fragile ecosistema.

Gli scienziati che studiano il continente ghiacciato, l’Antartide, inoltre, stanno monitorando la Faglia Larsen da quasi un decennio: dal 2010, le crepe sono diventate visivamente più grandi, nel 2014, divenne chiaro che l’iceberg sarebbe stato molto grande. Cioè un iceberg che rappresenta tra il 9 e il 12 per cento di tutta l’area.
Negli ultimi mesi, la spaccatura è cresciuta rapidamente, circa 18 chilometri solo durante il mese di dicembre 2016.

Tommaso dal Passo