Più giapponesi a Gibuti

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di Tommaso dal Passo  GIBUTI – Gibuti 14/10/2016. Il Giappone ha “preso in affitto” altra parte di suolo di Gibuti per espandere la base militare a Gibuti, in Africa orientale. Si tratta, riporta Defence Web, di un contrappeso all’assertiva presenza cinese nell’area.

La Cina è alla ricerca di legami più stretti con le nazioni africane che potrebbero farla accedere alle risorse naturali e fornire nuovi mercati. Pechino ha detto alla fine dell’anno scorso che intende investire circa 60 miliardi di dollari in progetti di sviluppo nel continente, annullando parte dei crediti vantati per sviluppare l’agricoltura.

All’inizio di quest’anno, anche il Giappone ha promesso di aumentare il suo sostegno ai progetti infrastrutturali, educativi e sanitari in Africa, investendo altri 30 miliardi di dollari.
Pechino a febbraio ha iniziato la costruzione a Gibuti del suo primo impianto militare all’estero, una base logistica costiera per rifornire le  sue navi militari che partecipano alle missioni di peacekeeping e umanitarie.

Dal 2011, un contingente del Sdf nipponica di 180 soldati occupa un sito di 12 ettari a Gibuti, vicino al Camp Lemonnier, la base americana presso l’aeroporto internazionale del paese; da lì, Sdf operano velivoli da pattugliamento marittimo, parte di una forza internazionale anti pirateria, di cui fa parte anche la Cina. Tokyo sta valutando l’implementazione di arei C-130, veicoli blindati Bushmaster e personale extra alla base, ma non ha ancora deciso su quanti; le dimensioni del terreno extra locazione sarebbero inferiori alla base esistente con un costo di circa 1 milione di dollari l’anno. La giustificazione politica è la necessità di avere velivoli per evacuare i cittadini giapponesi da situazione critiche nelle zone vicine o da aree colpite da calamità naturali.