Pinochet dietro l’autobomba a Washington?

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di Antonio Albanese CILE – Santiago 23/09/2016. Il Cile starebbe per ricevere dei documenti Usa declassificati, che potrebbero chiarire il ruolo di Augusto Pinochet nell’omicidio di Orlando Letelier (nella foto) avvenuto nel 1976. Letelier era un avversario del regime, un ex ministro degli Esteri, assassinato, con un autobomba a Washington. Orlando Letelier, era infatti stato ministro degli Esteri e ambasciatore negli Stati Uniti nel 1970-1973 durante il governo del presidente di sinistra Salvador Allende. Quattro decenni più tardi, riporta Efe, non vi è ancora alcuna prova diretta che Pinochet personalmente abbia ordinato l’assassinio di Letelier,durante lo svolgimento del Piano Condor, un’operazione congiunta che i regimi militari sudamericani degli anni 1970 hanno effettuato per eliminare i loro avversari politici. Una nuova serie di documenti statunitensi declassificati possono far riaprire il caso. Pinochet, morto nel 2006 a 91 anni, non può essere processato e condannato per questo crimine, ma i documenti sono un importante testimonianza storica della sua dittatura iniziata nel 1973 e finita nel 1990. Gli Stati Uniti nel 2015, formarono al presidente Bachelet decine di documenti sul assassinio Letelier, tra cui un memorandum segreto inviato nel 1987 da Ronald Reagan nel quale la Cia aveva concluso che non vi erano “prove convincenti” del coinvolgemento di Pinochet. La stessa Bachelet, figlia di un generale dell’aeronautica morto sotto tortura, è stata una delle oltre 27mila persone detenute e torturate durante il regime di Pinochet.

L’assassinio è spinosa per Washington, che ha analizzato numerose ipotesi alternative ed era riluttante ad accettare che il suo alleato, un governo militare che la Cia aveva contribuito a portare al potere con un colpo di stato, avesse organizzato l’assassinio di un avversario politico sul suolo americano. Letelier è stato definito un agente sovietico, una vittima di un delitto passionale; un martire creato dalla stessa sinistra cilena. L’indagine del Fbi, durata più di un decennio, ha trovato che l’uccisione è stata effettuata dalla polizia segreta, la Dina, con l’ausilio di esuli cubani anti castristi, passati nelle fila del crimine organizzato. Il regime di Pinochet rifiutò di estradare le due menti dell’assassinio, il capo della Dina Manuel Contreras e il suo vice, Pedro Espinoza, condannati poi in patria nel 2005; Contreras è morto in carcere nel 2015.