Per chi voterà Khamenei?

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IRAN – Teheran. Sta per iniziare un nuovo anno, secondo il calendario persiano. Il Nawruz, festività paragonabile al nostro Capodanno celebrata oltre che in Iran, anche in Afghanistan, Azerbaijan, in Georgia, e in alcuni Paesi dell’Asia centrale (Turkmenistan, Tagikistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Kazakistan) scatterà il 21 marzo, in coincidenza con l’equinozio di primavera. Per l’Iran, questo nuovo anno è particolarmente importante: verrà infatti eletto un nuovo presidente.

Ma la gente qui preferisce non pensare alle elezioni in questo momento. Molti iraniani ancora non ci pensano, impegnati nella preparazione dei festeggiamenti ma l’atmosfera comincia a scaldarsi tra coloro che sono direttamente collegati e influenzati dalle elezioni e che hanno già cominciato a preoccuparsi: l’intera classe politica iraniana. Possiamo dire che lo stesso Ahmadinejad, nonostante la sua impossibilità ad essere rieletto, sia preoccupato. Il presidente uscente vorrebbe che il siuo stretto collaboratore, nonché parente, Esfandiyar Rahim Mashaei corresse per la presidenza. Mashaei è un politico particolare, al centro della discordia tra il presidente e l’elite religiosa: Mashaei è stato accusato di eresia, perché sosteneva di avere un contatto diretto con il dodicesimo Imam sciita. È stato anche oggetto di pesanti critiche quando ha detto che gli iraniani sono «amici di tutte le persone in tutto il mondo, anche gli israeliani», e che qualsiasi conflitto con Gerusalemme era da intendersi col solo governo israeliano. Ovviamente per Ahmadinejad, è importante che Mashaei prosegua lungo il percorso già intrapreso. Molti dei suoi oppositori ritengono che una simile mossa possa significare la fine della sua carriera politica. Per loro candidare Mashaei sarebbe una provocazione per l’Ayatollah Ali Khamenei. Già nel 2009, la Guida suprema  aveva rifiutato la sua nomina a vice presidente, e quindi è ovvio che non lo potrebbe accettare come presidente. I giochi si complicherebbero ancora di più, perché i vecchi nemici di Ahmadinejad alle ultime elezioni potrebbero essergli potenziali alleati nella sua battaglia contro i conservatori del regime. I riformisti correranno per la presidenza, favorito al momento è  l’ex presidente Mohamed Khatami, che intende riunire i riformisti, ormai in ordine sparso dopo il fallimento della rivoluzione verde. Khatami sta intrattenendo buoni rapporti con il leader supremo sono stati testimoni di alcuni cambiamenti positivi, grazie all’oopera dell’ Ayatollah Hashemi Rafsanjani. Il leader supremo non lo ha incontrato ancora, ma si è intrattenuto con tre dei suoi più stretti alleati, una sua indicazione potrebbe favorire i riformisti, nel cui cmapo potrebbero giocare anche Hasan Rouhani, ex capo Consiglio di Sicurezza Nazionale dell’Iran, e Mohamed Aref, ex vice presidente. Nonostante queste manovre, il più forte blocco rimane il blocco conservatore, nonostante la pletora di candidati: si va da Ali Wilayati, stretto collaboratore del leader supremo e ex ministro degli Esteri, all’ex speaker del Majlis  Gholam Hadad Adel, a Mohamad Baqer Qalibaf, sindaco di Teheran. Nella partita potrebbe anche esserci Said Jalili, capo negoziatore nucleare iraniano. La domanda che si pongono tutti gli iraniani è una sola: chi appoggerà la Guida suprema?