PAKISTAN. L’esercito si mette ad estrarre petrolio e gas

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L’apparato commerciale dell’esercito pakistano è entrato nel settore petrolifero. La crescita delle imprese controllate dall’esercito è stata spettacolare. Nel 2016, ad esempio, il Senato pakistano è stato informato che le ali commerciali dell’esercito, vale a dire la Fauji Foundation, la Shaheen Foundation, la Bahria Foundation, l’Army Welfare Trust e la Defense Housing Authority, possedevano circa 50 imprese e proprietà immobiliari per un valore di oltre 20 miliardi di dollari. Tre anni dopo, l’esercito possiede centinaia di imprese con un investimento netto che supera i 100 miliardi di dollari.

Stando a quanto riporta Asia Times, la partecipazione totale dell’esercito nelle imprese private è di oltre 100 miliardi di dollari. Sottovalutano il loro investimento e nascondono il loro coinvolgimento attraverso organizzazioni del settore pubblico come la National Logistic Cell, Special Communications Organization e Frontier Works Organization, che sono esenti da audit e controlli annuali. Uno dei principali conglomerati economici militari pakistani è la Fauji Foundation 

Il settore economico militare non segue le norme di responsabilità prescritte per le istituzioni governative; il lato negativo di questa espansione per il settore degli affari è la perdita di capacità ed efficacia militare dell’esercito. 

L’ultima espansione dell’attività dell’esercito è nel settore petrolifero, che va ad aggiungersi ai settori bancario, alimentare, dei supermercati al dettaglio, del cemento, dei beni immobili, degli alloggi, delle costruzioni, dei servizi di sicurezza privata e delle assicurazioni.

La Frontier Oil Company, branca della Frontier Works Organization, gestita dall’esercito, si è ora aggiudicata un contratto per la costruzione di un oleodotto lungo 470 km, il cui costo stimato è di 370 milioni di dollari.

Il Comitato di Coordinamento Economico, che ha concesso il contratto alla FOC a metà febbraio, ha violato la propria decisione presa nell’aprile dello scorso anno. L’allora primo ministro Shahid Khaqan Abbasi aveva approvato l’assegnazione del contratto per l’oleodotto all’ente governativo Inter-State Gas System poiché Isgs era già coinvolta nella realizzazione degli oleodotti Tapi e Nord-Sud, e quindi non dovrebbe avere difficoltà nell’oleodotto Machike-Taru Jabba ad alta velocità e Motor Spirit.

In questo modo è stata violata una decisione dell’aprile 2018 in cui Ecc ha autorizzato il governo a controllare ed approvare le proposte per i progetti dell’oleodotto, con una spesa minore di 280 milioni di dollari, 90 milioni di dollari in meno rispetto alla proposta del Foc, cui è stato comunque assegnato il contratto.

Tommaso dal Passo