PAKISTAN. Le tasse uccidono il settore TLC

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Con poco più di 137,1 milioni di abbonati per i cellulari, pari a oltre il 71% della popolazione, e una crescita del 2,4%, pari a 3,2 milioni di abbonati, tra agosto 2016 e gennaio 2017, e più di 38 milioni di abbonamenti 3G / 4G, le Tlc sembrano essere lanciate in Pakistan.

Nel 2017 si è già vista la fusione di Warid con Mobilink, ora Jazz, confermando la sua posizione di predominio in Pakistan con il 37,59% della quota di mercato, lasciando a Telenor e Zong quote di mercato del 28.88% e 20.06%; mentre la compagnia Ufone, che un tempo deteneva il record per la vendita il maggior numero di Sim in un giorno, occupa la quarta posizione con il 13,48% del mercato, riporta il sito Aurora. Il fatturato annuo del settore è di 4,5 miliardi di dollari, e il numero di utenti di internet passato da tre a 40 milioni in tre anni.

Anche se la maggior parte degli indicatori delle telecomunicazioni pakistane sono positivi e il ministro di Stato per l’Information Technology, Anusha Rahman abbia recentemente rilasciato una dichiarazione dicendo che il settore è in rapida crescita, il carico fiscale imposto dallo stato tarpa le ali dello sviluppo.

Anche se ci sono più telecomunicazioni e abbonati 3G, le aziende stanno avendo un momento difficile a convincere i consumatori ad acquistare nuove connessioni mobili e spendere per i servizi di telecomunicazione di base a causa dei proibitivi costi di tassazione sui servizi di telecomunicazione di base.

Con l’imposta sulle vendite pari al 19,5% e la ritenuta alla fonte del 14%, il settore delle telecomunicazioni del Pakistan ha uno dei più alti imponibili in tutto il mondo, secondo solo all’Uzbekistan. A questo poi vanno aggiunte le imposte sui dispositivi, le schede Sim e le altre spese di utilizzo, il costo di utilizzo di un telefono cellulare in Pakistan non è così conveniente come lo era cinque o sei anni fa. Il settore richiede una modificazione tariffaria e collegata a un minore carico fiscale da parte del governo che al momento sembra non ascoltare le richieste del settore.

Lucia Giannini