Delitti d’onore pakistani

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PAKISTAN – Islamabad 20/02/2016. Tra gli Oscar 2016, in lizza per i miglior cortometraggio documentaristico c’è quello diretto dalla regista pakistana Sharmeen Obaid-Chinoy: A Girl In The River: The Price Of Forgiveness.

Si tratta di un documentario incentrato sui delitti d’onore in Pakistan. È la storia della diciannovenne Saba Qaiser, ferita alla testa da un colpo di pistola, il corpo chiuso in un sacco e buttato un fiume. Fortunatamente Saba sopravvive. I suoi aggressori? Suo padre e suo zio, che cercavano vendetta perché Saba si era sposata senza il loro permesso. Il film denuncia la sorte di quasi 4.000 donne e ragazze uccise in Pakistan ogni anno, denuncia i delitti d’onore.
Il documentario mostra un sistema culturale e giuridico in cui non solo questi omicidi sono comuni, ma che raramente vedono una condanna per gli autori. I delitti d’onore sono spesso coperti dalle famiglie, a volte dall’intera comunità, o sono legalmente giustificati in base a una legge che permette alla vittima o alla sua famiglia di “perdonare” gli assassini.
Il film, e la nomination, hanno spinto il primo ministro del Pakistan, Nawaz Sharif a parlare pubblicamente dei delitti d’onore. Sharif, dopo aver visto la pellicola nella sua residenza ufficiale, ha detto che avrebbe esaminato la questione e avrebbe proposto una riforma per un tema assai delicato in Pakistan. C’è una proposta di legge presentata al parlamento pakistano nel 2014 che eliminerebbe la possibilità di perdonare questi omicidi. Ma le associazioni di tutela delle donne, proprio sull’onda della nomination, spingono per una posizione più attiva della polizia durante le indagini e per prevenire simili delitti garantendo rifugi per le emergenze, protezione e sostegno per ogni donna o ragazza che messa a rischio dalle proprie famiglie.