PAKISTAN. Chi trovò Bin Laden resta in carcere

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di Antonio Albanese PAKISTAN – Islamabad 22/01/2017. Il governo del Pakistan ha detto che non intende consegnare agli Stati Uniti o rilasciare il medico che ha aiutato la Cia a dare la caccia a Osama Bin Laden.
Il ministro della Giustizia pakistano Zahid Hamid ha detto in un discorso al Senato pakistano che il dottor Shakil Afridi (nella foto) ha infranto la legge e ha lavorato contro l’interesse nazionale ed è stato portato davanti alla giustizia per il suo crimine. Hamid ha detto in Senato che Afridi era considerato un eroe negli Stati Uniti per l’aiuto fornito nel trovare Bin Laden, ma che in Pakistan è stato considerato un traditore che ha messo in pericolo la campagna di vaccinazione antipolio.
Afridi ha partecipato ad una falsa campagna di vaccinazione nella città pakistana di Abbottabad, orchestrata dalla Ciaper ottenere campioni di Dna di Bin Laden. «Ha gravemente danneggiato la campagna di vaccinazione antipolio, e 50 vaccinatori sono stati uccisi dopo essere stati sospettati di essere agenti segreti stranieri», ha detto il ministro; Afridi è stato arrestato poco dopo che il leader di al-Qaeda è stato ucciso in un’operazione delle forze speciali statunitensi il 2 maggio 2011, nel suo compound a Abbottabad. Nel 2012, Afridi è stato condannato a 33 anni per legami con gruppi terroristici, pena poi ridotta a 23 anni nel 2014. La battaglia legale di Afridi, riporta Dawn, ha preso diversi corsi negli ultimi anni. Inizialmente, oltre ai 33 anni di reclusione, gli era stata comminata una multa di 320mila rupie; poi è riconosciuto colpevole di aver cospirato per fare la guerra contro il paese, nascondendo l’esistenza di un piano contro il Pakistan. La prova più importante contro Afridi è il rapporto di un’inchiesta di una squadra investigativa, Jit; nel rapporto di otto pagine in urdu, si spiegano i suoi legami con diversi gruppi vietati; la squadra aveva concluso che aveva profonde relazioni con organizzazioni vietate ed aveva anche fornito loro assistenza medica; lavorando dietro compenso per agenzie straniere. Il Jit aveva sostenuto che il dottor Afridi aveva avuto 25 incontri con il personale di un’agenzia estera in cui gli erano state date istruzioni e obiettivi particolari, seguendo le quali aveva fornito informazioni sensibili agli stranieri: «Il sospetto aveva giocato un ruolo primario nell’incidente di Abbottabad di maggio 2011, che ha provocato la diffamazione del Pakistan in tutto il mondo». Un’importante questione giuridica sollevata è stata la competenza e il diritto da seguire: Afridi è stato arrestato ad Abbottabad nel Khyber Pakhtunkhwa, dove si seguono usi giuridici diversi dal resto del Pakistan al di fuori del sistema giudiziario regolare. La sensibilità giuridica della questione ha anche dei tragici risvolti: un suo ex avvocato, Samiullah Afridi è stato ucciso da persone non identificate all’inizio del 2015; un altro, Qamar Nadeem Afridi, ha denunciato l’impossibilità per il gruppo di difensori di incontrarlo nella prigione centrale di Peshawar dove era stato tenuto dopo la sua condanna nel 2012. Il medico ha presentato ricorso contro la sentenza ed è ancora in attesa di una udienza in tribunale.