PAKISTAN. A rischio oscuramento la rete social media

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L’Alta Corte di Islamabad ha ordinato al ministro dell’Interno Chaudhry Nisar Ali Khan di eliminare i contenuti blasfemi sui social media, anche se questo significa bloccare tutti gli accessi alle piattaforme di social media.

Il giudice Shaukat Aziz Siddiqui ha paragonato i bestemmiatori ai “terroristi”, riporta il quotidiano pakistano The Express Tribune.

Il 27 febbraio, il tribunale aveva ordinato alle autorità di bloccare le pagine “blasfeme” sui social media e ordinato ai funzionari governativi di presentare le risposte all’ordine entro una settimana e comparire personalmente davanti al giudice in udienza.

In questa maniera i vertici del settore pubblico It e del ministero dell’Interno del Pakistan, sono apparsi davanti al tribunale.

Il porcedimento riguarda un giudizio contro 5 blogger che avrebbero infranto la legge coranica on line dalle loro pagine sociali ministro dell’interno poi seppur ricevuta al segnalazione non avrebbe agito ad oscurare le pagine dei social media con le bestemmie.

Secondo l’accusa i 5 avrebbero istigato, sempre via social a seguirli nelle loro licenze religiose attraverso le pagine incriminate.

Prima di portare il caso in giudizio, la firmataria dell’accusa si era rivolta alle autorità di polizia invitandole a procedere alla luce dei fatti contro il gruppo dei blogger. Essa ha aggiunto che un vicedirettore della federal Investigation Agency aveva assicurato che un esposto avrebbe potuto essere presentato contro i blogger.
Più tardi, lo stesso alto ufficiale ha ordinato l’apertura formale di un’indagine contro il querelante ordinandogli di non lasciare il paese fino alla conclusione dell’indagine.
Ma le cose si sono complicate ulteriormente in questo caso che rischia ora di bloccare del tutto la presenza sui sicula dei pakistani.

Nel frattempo, infatti, la corte di Islamabad ha permesso l’indagine sui blogger e l’apertura di un caso proprio contro i blogger, ma nella prima settimana di gennaio, tutti e cinque i blogger sono scomparso. Il processo è andato avanti in contumacia ma, poco dopo i 5 sono stati arrestati. Ora anche la rete social pakistana è sotto inchiesta.

Lucia Giannini