Operazioni cinetiche occidentali in Siria

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di Antonio Albanese  REGNO UNITO – Londra 14/10/2016. Il ministro degli Esteri Boris Johnson ha detto nella commissione Esteri del parlamento britannico che occorre considerare anche nuove opzioni per la crisi di Siria, comprese quelle militari. «È in questo momento che dovremmo guardare di nuovo alle opzioni più cinetiche, le opzioni militari (…) Ma dobbiamo essere realistici su come dovrebbero e potrebbero essere fatte» ha detto Johnson, prima della riunione dei ministri degli Esteri a Londra prevista per il 16 ottobre. Johnson, stando a quanto riporta Rt, ha detto che il futuro ruolo dell’Occidente in Siria sarà discusso nelle riunioni di questo fine settimana e che i negoziati con la Russia sul futuro della crisi siriana hanno il fiato corto e che l’Occidente dovrebbe ora prendere in considerazione l’impegno in «azioni cinetiche».

Il ministro degli Esteri britannico immagina un futuro per la Siria, senza Assad e in cui la coalizione di gruppi ribelli, noto come High Negotiation Committee abbia un ruolo di rilievo.

Durante l’udienza, Johnson ha dato forti indicazioni che la Gran Bretagna e i suoi alleati stanno prendendo in considerazione un intervento militare diretto nella crisi siriana: «Domenica ho chiesto una riunione dei colleghi ministri degli Esteri (…) per discutere di come andremo avanti, non solo in Siria, ma anche in Iraq. Ovviamente è un bene quanto accade a Ginevra, ma la maggior parte di noi sente che il dialogo con i russi si è sostanzialmente esaurito (…) Domenica parleremo di tutte le opzioni che pensiamo siano a nostra disposizione e a disposizione dell’Occidente (…) La maggior parte, credo, sta cambiando opinione sull’intervento. Stanno pensando che non possiamo lasciare che quanto accade ora possa andare avanti per sempre (…) Se questo significa che possiamo mettere insieme ora una coalizione per un’azione più cinetica, non posso profetizzarlo. Certo, occorre considerare una nuova serie di opzioni». Johnson ha detto che simili opzioni militari sono ancora “lontane” e che sarebbero dipendenti dagli Stati Uniti.

Johnson ha espresso il proprio rammarico politico e personale per la bocciatura fatta dal Parlamento britannico dell’intervento militare in Siria nel 2013, descrivendolo come «un grande passo indietro. Abbiamo lasciato uno spazio che è stato occupato dai russi».

Pur dicendo che Londra deve continuare ad essere «molto, molto dura» con la Russia, ha detto che è sbagliato pensare alla situazione attuale come una nuova Guerra fredda, affermando che Londra non vuole «un confronto senza fine» con Mosca, con cui Londra deve lavorare insieme in modo più stretto, in particolare nella lotta contro il terrorismo.

Infine un sondaggio Sky pubblicato il 13 ottobre indica che il 46 per cento del pubblico britannico sostiene l’intervento militare in Siria e il 53 per cento pensa che il Regno Unito abbia la responsabilità di proteggere i siriani; il 37 per cento degli intervistati non hanno sostenuto l’azione militare, mentre il 17 per cento non ha espresso alcuna preferenza.