OPEC. Le scorte petrolifere coprono le crisi dell’Iran e del Venezuela

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Nonostante i massicci cali di produzione dovuti alla crisi internazionali che investono l’Iran e il Venezuela, le forniture di petrolio sono sufficienti e le scorte sono ancora in aumento, affermano due paesi Opec, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, in una riunione degli esportatori di petrolio tenuta a Gedda il 19 maggio. Le nazioni produttrici, riporta Afp,  hanno discusso su come stabilizzare un mercato petrolifero volatile in mezzo alle crescenti tensioni tra Usa e Iran nel Golfo, che minacciano di perturbare l’offerta globale.

Il ministro dell’energia saudita Khalid al-Falih ha detto che: «Vediamo che le scorte di petrolio sono in aumento e le forniture sono abbondanti (…) Nessuno di noi vuole vedere le scorte di petrolio gonfiarsi di nuovo», ha poi proseguito, con riferimento a un surplus di offerta che ha fatto scendere drasticamente i prezzi nella seconda metà dello scorso anno.

Il ministro dell’energia degli Emirati Arabi Uniti ha detto che non c’è bisogno di allentare l’accordo del gruppo di paesi esportatori di petrolio dell’Opec+ per tagliare la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno per sostenere i prezzi: «Abbiamo visto la costruzione dell’inventario. Non credo che non abbia senso» per modificare l’accordo esistente, ha detto Suheil al-Mazrouei.

Alla fine della riunione, Falih ha detto ad una conferenza stampa che le nazioni dell’Opec+ erano «unanimi nel continuare a lavorare per raggiungere la stabilità tra domanda e offerta». L’incontro «ha affermato il suo impegno a raggiungere un mercato equilibrato e a lavorare per la stabilità del mercato petrolifero», si legge nella dichiarazione rilasciata al termine dell’incontro.

Il comunicato riporta che la conformità degli Stati membri ai tagli di produzione ha raggiunto il 168% in aprile e una media del 120% dall’inizio dell’anno. L’incontro è stato fatto alcuni giorni dopo i sabotaggi contro le petroliere nelle acque del Golfo e il bombardamento di un oleodotto saudita, rivendicato dai ribelli yemeniti allineati dall’Iran.

Falih ha ribadito domenica che gli impianti petroliferi del regno sono ben protetti: «Abbiamo una sicurezza dell’industria petrolifera efficace, ma tutti sono vulnerabili ad atti estremi di sabotaggio».

Maddalena Ingrao