ONU. No spyware per i sauditi  

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Un esperto delle Nazioni Unite, che ha recentemente concluso un’indagine sull’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi, dice che sono necessarie sanzioni sulle vendite di tecnologia di sorveglianza in Arabia Saudita, dato che stanno girando notizie secondo cui il Regno ha usato spyware per tracciare i dissidenti all’estero. 

Agnes Callamard, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie e arbitrarie, ripresa da Telesur, ha affermato che un tale divieto contribuirebbe non solo a ritenere Riyadh responsabile dell’assassinio di Khashoggi, ma anche a prevenire simili assassinii extragiudiziali: «Credo che ci dovrebbe essere una moratoria sulla vendita di tecnologia di sorveglianza all’Arabia Saudita», ha detto, aggiungendo che il regime ha dimostrato che «non ci si può fidare».

Khashoggi, voce critica del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, è stato ucciso e poi smembrato all’interno del consolato saudita a Istanbul, Turchia, ad ottobre 2018. Il mese scorso, la Callamard ha presentato i risultati della sua indagine semestrale sul suo omicidio.

Nel suo rapporto di 101 pagine, ha detto che ci sono «prove sufficienti e credibili» che indicano che la fine di Khashoggi è stata un’uccisione extragiudiziale premeditata di cui è responsabile la leadership dell’Arabia Saudita. L’esperto ha chiesto un’indagine ufficiale sul ruolo del principe ereditario nell’omicidio.

L’Arabia Saudita aveva utilizzato strumenti tecnologici per tracciare i dissidenti che vivono all’estero o spiare gli stessi utilizzando software israeliano molto prima di aver ordinato l’assassinio di Khashoggi.

L’esperto delle Nazioni Unite ha anche sottolineato che l’uccisione di Khashoggi ha violato varie norme internazionali, tra cui la Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari e la Carta delle Nazioni Unite sull’uso extraterritoriale della forza. Ha inoltre sottolineato la necessità di riconoscere che lo Stato ha compiuto l’omicidio:«Dobbiamo davvero insistere sul fatto che si tratta di un omicidio di Stato, e per questo lo Stato deve essere ritenuto responsabile», ha detto la Callamard, notando che gli assassini sono stati agenti statali che hanno usato i mezzi del governo saudita per giustiziare il giornalista dopo averlo attirato nel consolato in Turchia.

«Come sapete, l’uccisione è avvenuta in un consolato; il console stesso ha usato il suo potere per assicurarsi che non ci fossero testimoni quando l’uccisione è avvenuta. Quindi tutte le dimensioni dell’esecuzione del crimine corrispondono alla definizione di omicidio di stato» ha detto la Callamard. 

Luigi Medici