Per l’ONU, Fayadh non deve essere giustiziato

11

STATI UNITI D’AMERICA – New York 04/12/2015. L’Arabia saudita, secondo l’Onu, non deve giustiziare questo mese il poeta palestinese Ashraf Fayadh, condannato per apostasia.

Per gli esperti di diritti umani dell’Onu sarebbe «un’esecuzione arbitraria e quindi illegale» basata su prove inattendibili. Fayadh è stato arrestato dalla polizia religiosa del Paese nel 2013 poi arrestato nuovamente nel 2014 e condannato a quattro anni di carcere e 800 frustate, poi commutate in una condanna a morte in appello a novembre. Il sistema giudiziario dell’Arabia saudita si basa sulla Sharia di tradizione wahhabita sunnita, secondo questa interpretazione, i crimini religiosi, tra cui blasfemia e apostasia, abbandonando la fede musulmana, comportano la pena di morte. Per l’Onu, la condanna a morte di Fayadh è basata su una raccolta di poesie e sulla testimonianza di un solo testimone, che sostiene di aver sentito Fayadh fare commenti blasfemi in un caffè. Gli esperti di diritti umani delle Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per le notizie che Fayadh non abbia avuto assistenza legale nel corso del procedimento giudiziario, in violazione del diritto internazionale. I giudici sauditi hanno una vasta gamma di condanne in base alla propria interpretazione della Sharia; dopo che un caso è stato ascoltato da giudici inferiori, corti d’appello e corte suprema, un imputato condannato può essere perdonato solo da re.