ONU. Casco blu e bandiera ONU non danno sicurezza

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Le Nazioni Unite dovrebbero cambiare il modo in cui effettuano le operazioni di mantenimento della pace ad alto rischio in materia di sicurezza, poiché la bandiera dell’Onu non offre più una protezione “naturale” al personale della missione, secondo un nuovo studio che chiede una migliore formazione per “caschi blu”, più tecnologia e maggiore libertà di risposta alla minaccia rappresentata dai gruppi armati.

«Purtroppo, le forze ostili non capiscono una lingua diversa dalla forza», avverte il rapporto, intitolato Improving Security of United Nations Peacekeepers (Migliorare la sicurezza delle forze di pace delle Nazioni Unite), affermando che l’approccio di forza è più sicuro per il personale in uniforme e civile, rispetto ad approcci avversi al rischio, riporta un comunicato dell’Onu. Dal 1948, più di 3.500 persone hanno perso la vita in operazioni di pace Onu, di cui 943 a causa di atti di violenza. Dal 2013, le vittime hanno subito un picco con 195 morti in attacchi violenti.

È in questo contesto che, nel novembre 2017, il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha nominato il tenente generale brasiliano Carlos Alberto dos Santos Cruz, in pensione, incaricato di condurre una revisione ad alto livello per individuare i motivi per cui le Nazioni Unite hanno provocato così tante vittime negli ultimi anni a causa di atti di violenza e le misure da adottare per ridurre tali vittime.

Il gruppo, che ha rivisto le regole d’ingaggio, ha analizzato le operazioni di mantenimento della pace Onu nella Repubblica democratica del Congo, nella Repubblica Centrafricana, nel Mali e nel Sudan meridionale, ha avuto accesso ai dati interni Onu e ha condotto 160 interviste. Lo studio limita le sue conclusioni alle questioni operative nelle missioni in tali paesi.

Vi si afferma che, con l’afflusso di gruppi armati, estremisti, criminalità organizzata e altri elementi e minacce criminali, il casco blu e la bandiera dell’Onu non offrono più una protezione “naturale” alle forze di pace. Il gruppo ha individuato quattro grandi settori in cui l’Onu e gli Stati membri devono adottare misure per ridurre il numero di vittime: 1) il cambiamento di mentalità in modo che il personale sia consapevole dei rischi e abbia la facoltà di prendere l’iniziativa di dissuadere, prevenire e reagire agli attacchi; 2) il miglioramento delle capacità in modo che la missione e il personale siano attrezzati e formati per operare in ambienti ad alto rischio; 3) realizzare un «piano di missione sensibile alle minacce» che sia allineato ai mandati e ai limiti di esposizione alle minacce; 4) rafforzare la responsabilità per garantire che coloro che siano in grado di adottare misure per prevenire morti e feriti siano all’altezza delle proprie responsabilità.

L’Onu ha, poi, elaborato un piano d’azione per attuare le raccomandazioni dello studio, concentrato su tre settori principali: comportamento operativo e mentalità, sviluppo delle capacità e preparazione e questioni di sostegno; prevede anche azioni immediate a livello di sede centrale e sul campo.

Luigi Medici