Nuove regole Ue per le banche?

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Il 2 maggio scorso i ministri delle Finanze si sono riuniti per decidere nuove regole bancarie, tema su cui la presidenza danese sta battendo per sbloccare la situazione in stallo.

Il cuore della nuova legislazione che dovrebbe bloccare la possibilità per le banche in crisi di poter attingere ai soldi dei contribuenti come è accaduto nel 2008 sta incontrando grosse difficoltà. Gli Stati membri sono divisi, infatti, su un punto: dovranno essere loro o l’Ue ad avere l’ultima parola su quanto possano avere le banche. La nuova legislazione di fatto non fa che implementare delle regole condivise confluite poi negli accordi definiti Basilea 3 applicabili a 120 tra le più grandi banche mondiali, di cui 45 sono in Europa. 

Oltre a questo la direttiva Ue Crd4 coprirà anche le 8300 banche europee più piccole. I ministri devono ora accordarsi sulla flessibilità degli indici regolatori nazionali nell’applicazione delle nuove regole.

Tra i principali sostenitori del potere agli Stati c’è la Gan Bretagna in base al principio dell’internazioalità dei gruppi bancari nei periodi buoni e nella loro “nazionalità” di appartenenza nei peirodi vacce magre finendo col gravare sui contribuenti degli Stati.

Un compromesso promosso dalla Danimarca prevede che i regolatori nazionali possano richiedere fino al 3 per cento oltre il capitale su tutto quanto detenuto dalla banca sia nel Paese d’appartenenza che all’estero senza chiedere permesso all’Ue. Quello che supera questi parametri necessità dell’approvazione di Bruxelles. La Commissione Ue è però scettica su una simile possibilità per i rischi connessi soprattutto nell’est europeo, il cui sistema bancario è nelle mani di gruppi bancari non autoctoni.