Nuova vittima dei conflitti nel Vicino Oriente: l’acqua

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Raramente si sente parlare di distruzione ecologica di fronte alle tragedie umane che affliggono il Vicino oriente.

Ma, come accade dovunque, anche in questa zona l’ecologia paga il suo pegno alla guerra. Se la scarsità d’acqua ha portato a due guerre in quest’area, oggi assistiamo al contrario, la guerra provoca scarsità d’acqua. L’oasi giordana di Azraq (blu, in arabo) è, o meglio era, l’unica oasi permanente in oltre 12mila kmq di deserto. Un fondale di basalto poroso portava l’acqua qui dalle montagne siriane, creando 25 kmq di terra umida, partendo dal Paleolitico e per i secoli seguenti un paradiso per uomini e animali. Secondo un’indagine del 1967, passavano di qui oltre 350mila uccelli migratori nel loro viaggio. 

Poi le cose peggiorarono. La Giordania è una terra arida che cerca di affrontare al meglio questa sua condizione. La sua popolazione è cresciuta lentamente, perfettamente in linea con la crescita della sua prosperità, preservane le sue riserve, ma il Paese deve gestire un problema inaspettato: la gestione di flussi improvvisi di rifugiati. Primi sono stati i 6,5 milioni di palestinesi che fuggivano dalle diverse fasi del conflitto arabo-israeliano; poi gli oltre 450mila iracheni tra il 1990 e il 2003; ora tocca ai siriani.

Queste improvvise migrazioni d masse devono essere rifornite da subito. E l’acqua proviene dal bacino di Azraq.

Stando a dati ufficiali pubblicati nel 2011, il bacino giordano può fornire 20 milioni di metri cubi d’acqua all’anno. Ma ne sono stati pompati ben 56 milioni all’anno.

L’Azraq rifornisce d’acqua un quarto di Amman e recentemente sono fioccati una serie di pozzi illegali mostrati dalle immagini satellitari della riserva idrica dell’oasi.

L’Azraq sta scomparendo anno dopo anno anche perché la presenza di acqua salata è sempre più massiccia: dal 1990 la salinità è più che raddoppiata, infatti.

Oggi le guerre hanno fatto una nuova silente vittima: l’acqua. La morte idrica rischia di portare conseguenze inimmaginabili.