Verso il referendum NO TRIV

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ITALIA – Roma 26/10/2015. Il 30 Settembre scorso è accaduto qualcosa di unico e straordinario nella storia dell’Italia Repubblicana: la pressione esercitata da oltre 200 associazioni, comitati, movimenti territoriali e personalità della cultura e delle scienze, che danno lustro al nostro Paese, ha spinto le Assemblee di metà delle Regioni italiane a deliberare, in modo pressoché unanime e trasversale, la richiesta di sei quesiti referendari contro le trivelle in mare e su terraferma.

Superato positivamente il duplice controllo della Cassazione e della Corte Costituzionale, i cittadini potranno così riappropriarsi del diritto, spesso negato, di decidere di se stessi e del futuro dei rispettivi territori.
Con il deposito in Cassazione delle istanze referendarie, le 200 associazioni firmatarie dell’appello alle Regioni possono rivendicare, con orgoglio, di aver raggiunto un primo prezioso obiettivo: una volta ritenuto ammissibile, il referendum dovrà essere celebrato nella primavera del 2016, a meno che – cosa alquanto improbabile – il Governo decida di abrogare le norme oggetto dei quesiti.
Siamo arrivati fin qui perché le politiche governative, tese a riaccentrare nelle mani dello Stato la potestà energetica ed ogni facoltà che ne derivi (ne sono palesi esempi lo “Sblocca Italia” e la ormai imminente revisione del Titolo V della Costituzione), hanno di fatto spogliato i territori di ogni possibilità di autodeterminazione, relegandoli a meri esecutori di strategie ambientali spesso preistoriche.
I quesiti referendari hanno, così, questo preziosissimo scopo: pur non potendo da soli risolvere l’intera questione legata alle trivellazioni petrolifere (che interessa anche le acque non territoriali, i Paesi transfrontalieri, la legislazione europea, ecc.), mirano ad una ridefinizione complessiva del rapporto Stato-Regioni e ad evitare che alcuni procedimenti di VIA, accelerati in questi giorni nella nuova “era fossile”, giungano a rapido compimento nonostante il parere contrario, diffuso e pressoché unanime, delle popolazioni territorialmente interessate.
Proprio la gravità della situazione di alcuni procedimenti, ormai prossimi ad approdare allo stadio di permesso o di concessione, ci ha costretti a chiedere alle Regioni di approvare una Legge che inibisca ogni attività legata agli idrocarburi nel limite delle 12 miglia marine dalle linee di costa e dalle aree naturali protette. Sintomo di una situazione ormai indifferibile.
Proprio per queste ragioni -ne siamo consapevoli tutti- il referendum non è un punto di arrivo ma un punto di partenza. Ha necessità di consolidarsi, mettendo radici profonde nella coscienza collettiva del Paese, attraverso un percorso chiaro, condiviso e partecipato, in cui il ruolo di motore e di guida deve restare saldamente in mano ai movimenti, alle associazioni e ai comitati.

Come già accaduto nel recente passato, è importante che a concorrere al raggiungimento dell’obiettivo finale siano chiamati, avvertendone la responsabilità, anche altri soggetti, ciascuno nel rispetto di ruoli e funzioni:
– le Regioni, in un regionalismo fedele allo spirito della Costituzione, che restituisca loro un ruolo strategico di “collegamento” tra Stato e periferie, in un rinnovato ed autentico rapporto con i territori;
– il mondo dell’Associazionismo tutto, per riaffermare il diritto alla partecipazione dal basso alle scelte che interessano noi tutti e per inaugurare una nuova stagione di solidarietà ed emancipazione politica e culturale;
– le forze politiche, chiamate trasversalmente a sostenere la campagna referendaria contro le trivelle e a farsi portatrici, operose e concrete, delle istanze nei luoghi della rappresentanza;
– le organizzazioni sindacali dei lavoratori che vogliamo al nostro fianco per ribadire la necessità di un cambiamento profondo nella struttura economica e sociale del nostro Paese, e dell’indifferibilità di un processo di riconversione ecologica del sistema produttivo;
– le associazioni degli operatori economici dei settori del turismo, della pesca, dell’agricoltura e della zootecnica che, destinati a soccombere in caso di trasformazione in distretti minerari di vaste aree del Paese, hanno più di un motivo per reclamare un futuro più “green” della nostra economia;
– gli operatori del mondo della scuola, formatori delle menti del futuro sulle cui capacità di inventiva e sulla cui operosità facciamo affidamento, malgrado e contro la “Buona Scuola”, per il definitivo superamento delle storture e delle gravi ingiustizie dell’attuale sistema economico-sociale;
– alle donne ed agli uomini del mondo della scienza e della cultura, a cui chiediamo di tener sempre vivo il fuoco del desiderio di conoscenza critica, rinnovata consapevolezza ed operosità, senza il quale nessuna transizione energetica potrà mai aver luogo.

Il referendum può fare breccia nel cuore e nelle menti di un Paese spesso “distratto” solo a patto che tutti questi soggetti comprendano la portata storica degli equilibri da ridefinire e diventino protagonisti di questo percorso. SE REFERENDUM SARA’, IL REFERENDUM SARA’ DI TUTTI.
Ci attende una lunga stagione di impegno e passione: c’è molto ancora da fare!
Il traguardo è ambizioso, impegnativo ma a portata di mano: salvo pronunciamenti sfavorevoli da parte della Cassazione e della Corte Costituzionale, dovremo dimostrarci capaci di portare alle urne la metà più uno delle Italiane e degli Italiani aventi diritto al voto.
E’ giunto il momento di incontrarsi, confrontarsi e discutere sulle scelte operative e sui prossimi passi da compiere.
Incontriamoci dunque domenica 8 novembre, dalle ore 10:00 fino alle ore 17:00 circa, a Roma, presso lo storico “Parco delle Energie” (Centro Sociale ex-SNIA, in Via Prenestina 173), per iniziare questo splendido percorso.

Di seguito, in termini generali, la proposta di O.d.G della giornata, che verrà sottoposta al vaglio dell’Assemblea:

a) Valutazione della proposta complessiva emergente dall’analisi dei singoli quesiti, e individuazione delle modalità di gestione della campagna referendaria;

b) Formazione di uno (o più) gruppo/i di lavoro nazionale/i per:
– l’organizzazione complessiva della campagna referendaria;
– l’elaborazione di un vademecum informativo e dei materiali generali;
– l’organizzazione di un ufficio comunicazione e stampa;

c) Formazione dei gruppi regionali per garantire il funzionamento delle reti locali in sinergia con le reti nazionali;

d) Individuazione dei criteri di raccolta fondi per garantire un’adeguata operatività delle iniziative (manifesti, volantini, spostamenti per convegni, assemblee, ecc.);

e) Formazione di un gruppo di coordinamento delle iniziative locali e nazionali per favorire il potenziamento sinergico tra lotte su singole vertenze e referendum, ed il collegamento con i coordinamenti che stanno sorgendo in tutta Italia sia per contrastare le riforme costituzionali sia per contribuire alla raccolta delle firme per altri referendum (Italicum, Scuola, Job Act, ecc.).