Non è nordcoreano l’hackeraggio Sony

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STATI UNITI D’AMERICA – Washington 30/12/2014. Il pool investigativo dell’FBI che indaga sull’attacco alla Sony Pictures è stato informato il 29 dicembre, dagli esperti di una nota società di sicurezza informatica, che le tracce dell’attacchino portano in Corea del Nord bensì direttamente al personale della stessa Sony.

Nonostante le prese di posizione politiche, avverte il quotidiano Politico.com, i conti sul diretto coinvolgimento di Pyongyang non tornano, secondo gli esperti. I ricercatori della Norse, società di cyber intelligence, hanno detto che la loro indagine sull’attacco Sony non punta infatti contro la Corea del Nord ma porta a un dipendente scontento e a un hacker. Norse, una delle principali società mondali di intelligence informatica, si è detta certa delle sue conclusioni nonostante le pozioni politica espresse da Barack Obama e l’apertura di una indagine federale, ha detto Kurt Stammberger, ad della Norse. Il Fbi ha detto, però, il 29 dicembre, che «ha concluso la sua indagine trovando che il responsabile dell’attacco era il governo della Corea del Nord. L’attribuzione alla Corea del Nord si basa su dati d’intelligence del Fbi, della comunità di intelligence degli Stati Uniti» si legge in un comunicato «Non ci sono informazioni credibili per indicare che un altro individuo sia responsabile». Ma molti ricercatori in tema di sicurezza hanno scoperto che le prove fornite dal Fbi sono poco convincenti e che le tracce infomatiche porterebbero altrove, anche se viene lasciata aperta una “backdoor”: il governo potrebbe avere informazioni di cui non ha voluto comunicare la provenienza, afferma Politico.com. Secondo la testata Usa, inoltre, la comunità di ricercatori chiederebbe di vedere le prove “al di là di ogni ragionevole dubbio” di cui sta parlando l’Fbi per appurarne la congruità al caso.