Non simpatizzo con DAESH

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di Antonio Albanese GIAPPONE – Tokyo 12/11/2016. Il giornalista giapponese arrestato in Iraq con l’accusa di essere un simpatizzante di Daesh ha negato tutte le accuse mossegli dai curdi.

Kosuke Tsuneoka, riporta Asahi Shimbun, ha detto in conferenza stampa a Tokyo che era stato a Mosul come giornalista per raccontare la battaglia per riprendere la città.
Il giornalista, convertito musulmano con il nome di Shamil Tsuneoka (nella foto) ha detto: «Sono fondamentalmente contro il credo dello Stato islamico (…) Non è questo l’Islam che in cui credo».
Tsuneoka, giornalista che ha raccontato i gruppi militanti in Medio Oriente, è stato arrestato il 27 ottobre dopo che stava attraversando un controllo di sicurezza ed stato trovato in possesso di un portachiavi con il logo Daesh. Tsuneoka ha sempre sostenuto che gli era stata data da un passeggero di una autobus in uno spostamento precedente e l’aveva tenuta perché sperava di risalire alla sua origine.

Ha detto che era solo stata una sua “stupidità” aver conservato il portachiavi in una tasca del suo zaino consegnato per il controllo di sicurezza. Tsuneoka è stato ammanettato e preso in custodia per essere interrogato da funzionari dei servizi segreti curdi: «Ovviamente sono stato sospettato di essere un membro Daesh che cercava di intrufolarsi in una conferenza stampa» ha detto il giornalista nipponico.

Il Consiglio di Sicurezza della Regione del Kurdistan lo ha accusato di avere legami con il gruppo; hanno detto che l’inchiesta ha dimostrato che Tsuneoka aveva contattato membri Daesh con il suo smartphone e aveva pubblicato sui social media foto che suggerivano il suo legame con i mujahidin Daesh.

Tsuneoka ha poi detto che i funzionari dei servizi segreti kurdi gli hanno chiesto dettagli su come comunicava con il Califfato. Le autorità del Kurdistan lo hanno consegnato al ministero degli Esteri del Giappone.

Tsuneoka ha detto che tutto venga chiarito al più presto in modo da poter tornare a Mosul e riprendere il suo lavoro, nonostante tutto. Ha detto che lui era l’unico giornalista giapponese in area al momento e sentiva fortemente circa la necessità di informare i giapponesi della situazione:«Spero di tornare indietro (…) Qualcuno deve raccontare cosa succede».