Un nome per la patria

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TAJIKISTAN – Dushanbe. 28/01/14. A quanto pare l’orgoglio patriottico tajikio si va esaurendo in favore della vecchia amata patria russa.

A dirlo è stato il procuratore generale del Tagikistan, Sherkhon Salimzoda, in un articolo pubblicato il 21 gennaio nella Gazette “Chumhuriyat”. Secondo il procuratore a partire dal 2011 i nomi e patronimici in stile russo, nonostate una norma varata per cambiare il nome da “russo” al “tajiko”, sono tornati di nuovo di moda, soprattutto tra giovani.

A riprova della sua teoria il giudice cita un dato universitario: «Nel 2013, solo due studenti in particolare hanno chiesto di cambiare il nome in accordo con la forma del tagiko, e 513 hanno chiesto di avere i loro nomi registrati con desinenze in stile russo». Ma a quanto pare i giovani tajiki hanno da ridire su quanto scritto dal procuratore. A quanto pare la scelta è dettata da una impellente necessità: «Non avere problemi quando ci si trova sul territorio russo». I giovani tajiki terminato il percorso annuale di studi vanno a fare lavori stagionali in Russia e spesso vengono aggrediti perché di etnia diversa da quella russa. Per questo hanno deciso di registrare i loro documenti con desinenze russe, pensando, dunque di sfuggire alle vessazioni. Nel frattempo a dare il buon esempio ci ha pensato il ministro per l’agricoltura: Qosim Qosimov che ha cambiato il nome in Qosim Rohbar. Rohbar in tagiko significa “leader”. Il Tajikistan a fasi alterne dal 1990 sta cercando di rilanciare una coscienza tajika diversa da quella russa, partendo proprio dal nome. Secondo due analisti della cultura Tajika Farangiz Najibullah Farkhod e Anna Klevtsova tra il 1980 e il 1990, ai bambini sono stati dati spesso i nomi degli eroi della storia e della letteratura tagiko-persiana. Migliaia di bambini sono stati chiamati con i nomi dei membri delle famiglie reali e gli eroi persiani o personaggi della letteratura persiana. Tuttavia, negli ultimi dieci anni sono diventati di “moda” nomi tagiki islamici, riflettendo la crescente influenza dell’Islam nella società