Soluzioni per il Delta del Niger

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NIGERIA – Abuja 28/05/2016. I Niger Delta Avengers hanno confermato l’attentato in cui hanno fatto saltare in aria un oleodotto gestito dalla Nigerian National Petroleum Company, vicino alla città di Warri e protetto dai soldati.

L’esplosione è stata rivendicata con un tweet il 27 maggio, riporta Defence Web. Il governo della Nigeria si sta confrontando con le grandi compagnie petrolifere, dopo che anche la Chevron ha denunciato un attacco che l’aveva costretta a interrompere le sue operazioni onshore nella regione. I Niger Delta Avengers hanno lanciato un ultimatum alle compagnie petrolifere che devono lasciare il Delta prima della fine di maggio; i suoi attacchi hanno fatto zoppicare la produzione di petrolio negli ultimi mesi. La Nigeria produce meno di 1,5 milioni di barili al giorno e ben al di sotto dei 2,2 milioni di barili al giorno previsti nel bilancio stale 2016.
Gli Avengers inquadrano le loro azioni come una lotta per l’indipendenza del Delta, e hanno intensificato gli attacchi nelle ultime settimane, spingendo la produzione di petrolio al suo punto più basso degli ultimi 20 anni e aggravando i problemi della più grande economia dell’Africa.
Abuja ha risposto rinforzando la presenza dell’esercito, ma non è stato ancora sufficiente per bloccare gli attacchi alle installazioni. Il governo sta tentando anche una via non militare: il ministro del Petrolio Emmanuel Ibe Kachikwu ha annunciato che l’amnistia per gli ex militanti, firmata nel 2009 per un’insurrezione precedente, potrebbe essere ampliata anche a questa insurrezione. Il governo avrebbe finanziato prestiti e investito in formazione lavorativa destinata ai militanti che avrebbero deposto le armi, ma il programma è stato tagliato dal governo di due terzi, alimentando il dissenso. A muoversi nella stessa direzione, una commissione istituita dal vertice dei capi dello stato del Delta secondo cui un approccio militare non avrebbe funzionato e ha denunciato la scarsa attenzione prestata da compagnie petrolifere e autorità statali alle rimostranze delle comunità locali. Le comunità infatti denunciano una povertà estrema in una zona ove la produzione di petrolio è pari al 70 per cento del reddito nazionale.