Il pizzo del Delta del Niger

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NIGERIA – Abuja 04/12/2013. Alcuni membri della Joint Task Force (Jtf) governativa schierati nel delta del Niger per contrastare i furti di petrolio sarebbero stati identificati come parte dell’organizzazione criminale stessa in un rapporto, da poco pubblicato, che analizza le complesse attività dei gruppi criminali coinvolti nei furti.

Il rapporto pubblicato da Stakeholder Democracy Network (Sdn) accusa un gruppi di alti ufficiali e di altri dirigenti di collusione con i ladri di petrolio.  Le accuse sono state ritenute sufficientemente fondate per aprire una indagine governativa, riporta il periodico on line AllAfrica.

Il rapporto, sulla base di una ricerca sul campo, durata 12 settimane, effettuata da un team che ha visitato nove stazioni illegali di raffinazione a Rivers, Bayelsa e Delta States intervistando 120 punti di riferimento tra «compagnie petrolifere, rappresentanti governativi e membri di gruppi della società civile», stima che la Nigeria perda circa 150mila barili di greggio al giorno. Eppure, solo poche persone affermano di essere sorprese dalle rivelazioni sulla gravità del furto che assomma a quasi un terzo della produzione di petrolio della Nigeria.

Secondo il rapporto, al vertice del cartello criminale starebbero alcuni alti ufficiali della Jtf. «Questa ricerca suggerisce che un numero relativamente piccolo di alti ufficiali abbia legami con i criminali ai pozzi, nei sindacati e tra i dirigenti dei campi di estrazione in quanto è lì che viene fatta la maggior parte dei profitti», si legge nel rapporto. Lo studio ha scopetto il coinvolgimento di ufficiali subalterni nei segmenti più bassi del business: «A causa della esiguità del pagamento per il servizio di scorta alle navi, è probabile che il vertice militare consenta agli ufficiali di grado inferiore di riscuotere le relativamente basse “tasse di trasporto” dal distributore alle navi come supplemento al loro stipendio da ufficiale». Sdn chiede al governo federale di esaminare la situazione, perché «il problema persiste poiché esiste una qualche forma di complicità ufficiale in quella che è diventata una struttura criminale organizzata (…) Un consorzio di solito composto da almeno tre attori principali (sicurezza, capacità tecniche e di accesso operativo) controlla ogni punto dell’estrazione. La Jtf garantisce il controllo dei corsi d’acqua circostanti al percorso così che gli operai possano installare una pompa senza essere disturbati», si legge nel rapporto. In altri punti, poi, alcuni membri della Jtf e della polizia marittima collegano le “tasse di trasporto ” dalle imbarcazioni che trasportano greggio rubato o raffinato illegalmente. In sostanza una sorta di pizzo, con il quale garantiscono un corridoio di trasporto “sicuro”. Durante i pattugliamenti, gli ufficiali bloccano le navi e chiedono pagamenti in contanti». Il fatto che i cartelli criminali stiano diventando sempre più spavaldi, denuncia Sdn, poiché utilizzano nei loro traffici chiatte, canoe, motoscafi e grandi barche di legno, suggerisce una qualche forma di protezione ufficiale. Per non parlare poi dei gravi danni all’ambiente. Per aggiungere ulteriore danno ambientale ad un ecosistema già compromesso, il 2 dicembre, si è bloccata la pesca nella zona del delta per una perdita di petrolio dal Brass Oil Export Terminal, gestito da Agip largo della costa di Bayelsa.