NATO Cyber-Article5

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BELGIO – Bruxelles 30/06/2016. La Nato ha ufficialmente dichiarato che il cyberspazio è un dominio bellico oltre ai campi di battaglia tradizionali: terra, mare e aria.

Un attacco hacker può infatti causare tanti danni come e forse di più dei tradizionali attacchi militari tradizionali: ad esempio, una parte della rete elettrica ucraina è stata hackerata, causando vasti blackout, gli Stati Uniti accusati iraniani di tentare di introdursi nel sistema di controllo di una diga, riporta il blog Cybersecurtyintyelligence.

Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg tempo fa disse: ha detto: «Significa che ci si potrà coordinare e si potranno organizzare i nostri sforzi per la protezione contro gli attacchi informatici in un modo migliore e più efficiente. Si tratta di sviluppare le nostre capacità e la capacità di proteggere in parte le reti informatiche della Nato, ma anche per aiutare e assistere le nazioni nel difendere le loro reti informatiche (…) Dal momento che è molto difficile immaginare un conflitto militare oggi senza una dimensione cibernetica, questo è importante, relativi a quasi tutti i possibili conflitti che possiamo prevedere in futuro».
Di fatto, in questo modo, i membri della Nato possono lavorare insieme e sostenersi a vicenda per la difesa informatica: «Si tratta di un quadro migliore per gestire risorse, competenze e capacità, oltre che un migliore coordinamento delle nostre decisioni», ha detto Stoltenberg.
La Nato ha aggiunto che con le nuove direttive, un cyber-attacco contro un alleato Nato può innescare l’Articolo 5, un attacco contro un membro è considerato un attacco contro tutti, e può portare a una risposta collettiva.
Le critiche non sono mancate da chi ritiene che la NATO non abbia le risorse per difendere i suoi membri da attacchi informatici come entità collettiva mentre invece molti dei singoli paesi hanno simili capacità.