NAMIBIA. Berlino non vuole parlare di riparazioni e Windhoek rifiuta l’accordo

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Il presidente namibiano Hage Geingob ha rifiutato l’11 agosto l’offerta della Germania di 10 milioni di euro come risarcimento per gli omicidi di massa compiuti all’inizio del XX secolo. «L’attuale offerta di risarcimento fatta dal governo tedesco rimane una questione in sospeso e non è accettabile per il governo namibiano», ha detto Geingob in una dichiarazione dopo un briefing sullo stato delle trattative. Ha aggiunto che l’inviato speciale del governo, Zed Ngavirue, continuerà a negoziare per una «offerta riveduta e corretta», riporta Dw.

Geingob ha anche criticato l’uso del termine «guarigione delle ferite» da parte della Germania al posto della parola “riparazioni”, dicendo che la terminologia sarebbe stata ulteriormente discussa.

I due Paesi hanno iniziato a negoziare un accordo nel 2015 che vedrà la Germania presentare le proprie scuse ufficiali e gli aiuti allo sviluppo come compensazione per l’uccisione di decine di migliaia di indigeni Herero e Nama da parte degli occupanti tedeschi nel 1904-1908.

A giugno, il presidente Geingob ha suggerito alla Germania di offrire delle scuse senza riserve. Tuttavia, Berlino non lo ha ancora fatto, nonostante abbia riconosciuto che le sue autorità coloniali hanno perpetrato le atrocità. La Germania si è più volte rifiutata di pagare i risarcimenti diretti, indicando invece i milioni di euro che ha dato finora alla Namibia in aiuti allo sviluppo.

Gli storici dicono che circa 65.000 degli 80.000 Herero e almeno 10.000 dei 20.000 Nama sono morti in quello che è stato definito il primo genocidio del XX secolo. La Germania ha governato la colonia dal 1884 al 1915. La Namibia è poi passata sotto il dominio sudafricano per 75 anni, prima di ottenere l’indipendenza nel 1990.

In precedenza il Museo storico tedesco di Berlino aveva riconsegnato alla Namibia un manufatto del XV secolo noto come la Croce di Pietra di Cape Cross; richiesto da Windhoek dal giugno 2017. «Il riavvicinamento con la Namibia è chiaramente e visibilmente in corso», aveva detto Monika Grütters, Segretario di Stato tedesco per la cultura e i media.

Per Grütters, la restituzione è un «chiaro segnale che vogliamo che alle parole seguano i fatti». La restituzione, scatenata in parte da un simposio del 2018 che il museo ha tenuto sulla storia dell’oggetto, fa parte del desiderio della Germania di affrontare la responsabilità morale del suo passato coloniale.

Luigi Medici