NAGORNO KARABAKH. Erdogan chiama Putin, ma vuole combattere fino alla fine

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Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha proposto al suo omologo russo Vladimir Putin di istituire un gruppo di lavoro congiunto per risolvere la situazione nel Nagorno-Karabakh. La dichiarazione è stata fatta dalla CNN Turk il 9 novembre, citando fonti diplomatiche turche. Nel dettaglio, Erdogan ha fatto questa proposta a Putin durante i loro colloqui telefonici che hanno avuto luogo il 7 novembre, riporta News.am.

Erdogan però continua con la sua retorica bellica a favore di Baku: «La Turchia non è rimasta in silenzio e non rimarrà in silenzio riguardo all’occupazione della terra azerbaigiana. Con la liberazione di Shushi, le nostre speranze si sono rafforzate molto. La bandiera della lotta non sarà abbassata finché l’intero Karabakh non sarà liberato dall’occupazione, compreso il ritorno di Kalbajar e Lachin ai loro veri proprietari», ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a una conferenza degli ambasciatori turchi ad Ankara, riporta Sputnik.

L’Azerbaigian però ha già detto di non volere che il conflitto del Nagorno-Karabakh continui e interromperà le attività di combattimento se il primo Ministro armeno Nikol Pashinyan garantirà il ritiro delle truppe armene dalle regioni di Aghdam, Kalbajar e Lachin, ha dichiarato sempre il 9 novembre il presidente azero Ilham Aliyev: «Se Pashinyan, e proprio lui in persona, non il suo ministro degli Esteri, lui personalmente, dice che l’Armenia ritira le sue truppe da Aghdam, da Kalbajar, da Lachin, le tre regioni rimanenti che devono liberare e darci un calendario, ci fermeremo immediatamente. Non vogliamo continuare questa guerra», ha detto Aliyev, riportato da Azertac.

Ad oggi, la città di Shushi, la seconda città più grande della repubblica dell’Artsakh, è completamente fuori dal controllo delle forze del Karabakh, ha dichiarato un assistente del presidente del Nagorno-Karabakh: «Il nemico sta avanzando su Stepanakert, e l’esistenza stessa della capitale è minacciata», ha detto su Facebook il portavoce presidenziale Vaghram Pogosyan.

Graziella Giangiulio