Yangon al voto

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MYANMAR – Yangon 28/12/2014. I cittadini residente nell’hub commerciale del Myanmar, Yangon, sono andati alle urne il 27 dicembre per le prime elezioni comunali in sessant’anni.

L’elezione sarà considerata come un test democratico per il paese in vita delle elezioni nazionale previsto per novembre del prossimo anno. Per molti il voto di Yangon è la prima occasione per votare sotto un governo quasi-civile, che ha sostituito quello militare nel 2011. È anche una rara opportunità di avere voce in capitolo sul futuro della più grande città del Myanmar, in cui i residenti lamentano instabilità e affitti alle stelle, peggioramento del traffico, scarsa igiene e debole controllo dell’inquinamento. Poco meno di 300 i candidati, tra cui imprenditori, funzionari e attivisti, per 115 seggi, anche se i seggi più importanti restano di nomina centrale e una campagna elettorale quasi inesistente, in un paese in cui i politici non sono abituati a cercare il favore dell’elettorato. Nonostante la mancanza di conoscenza dei programmi politici dei candidati, molti cittadini sono determinati a votare dopo anni di aspirazioni democratiche represse dalla giunta militare. I funzionari elettorali hanno detto che l’elezione, terminata prima del tramonto, sarebbe stata libera ed equa. I sondaggi sono solo la seconda votazione importante dalle elezioni generali del 2010, che sono state segnate da accuse diffuse di brogli e dall’assenza del partito di opposizione di Aung San Suu Kyi, che aveva boicottato le elezioni. Altre tornate elettorali si sono tenute nel 2012 in una manciata di collegi elettorali in tutto il paese, e sono state considerate molto più libero e democratiche rispetto alle precedenti contendo a Suu Kyi di entrare in parlamento per la prima volta. Ma Aung San Suu Kyi resta esclusa dalla candidatura alla presidenza con l’attuale costituzione, anche se la sua Lega nazionale per la democrazia sta lavorando intensamente per una sua revisione. Il suo partito dovrebbe stravincere il prossimo anno, in seguito al successo del 2012.
Ma i critici dicono che il test di Yangon è erroneo, poiché si consente ad un solo metro a famiglia di votare, cioè solo circa 400mila persone possono esprimere un voto, con limiti di età stretti per i candidati e con il divieto ai partiti politici di partecipare alla tornata elettorale. Questo voto resta comunque un importante passo per il paese e la città che non più scaltro la sua amministrazione a scrutinio popolare dal 1949.