MYANMAR. Esclusi dalla grazia i giornalisti che indagavano sul genocidio rohingya

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Quasi 7.000 detenuti sono liberati il 26 aprile in Myanmar dopo che l’ufficio del presidente ha annunciato un’amnistia, che non riguardava i prigionieri politici.

«È stato annunciato oggi che 6.948 prigionieri saranno rilasciati dalla prigione. Stiamo attualmente cercando di scoprire quanti sono prigionieri politici e presto rilasceremo ulteriori informazioni», ha dichiarato su Twitter l’Associazione di assistenza per i prigionieri politici, Aapp, un’organizzazione senza scopo di lucro formata da ex prigionieri politici del Myanmar che vivono in esilio.

L’Associazione di assistenza dei prigionieri politici, con sede nella città di Mae Sot in Thailandia, ha detto dei essere ancora in attesa di informazioni su quanti prigionieri politici sono stati inclusi nelle lista, riporta Efe.

Questa è la seconda amnistia di questo tipo annunciata dal governo del Myanmar questo mese, dopo che ha rilasciato 9.535 detenuti – di cui solo due sono prigionieri politici – nella tradizionale grazia in occasione del Capodanno buddista celebrato nel paese a metà aprile. Secondo i dati AApp, ci sono attualmente 362 prigionieri politici alloggiati nelle prigioni del Myanmar.

Il presidente U Win Myint il 26 aprile ha ordinato il rilascio di 6.948 prigionieri per motivi umanitari e ha detto che seguiranno ulteriori atti di clemenza. Questa seconda amnistia segue al rilascio di 9.551 prigionieri il 17 aprile in occasione del Capodanno del Myanmar. La grazia del 26 aprile ha riguardato prigionieri provenienti dagli stati di Kachin, Kayah e Kayin e dalle regioni di Sagaing, Bago, Magway e Tanintharyi, riporta Frontier Myanmar.

L’Insein Prison di Yangon “ospita” anche i giornalisti della Reuters Ko Wa Lone e Ko Kyaw Soe Oo, vincitori del premio Pulitzer, non inclusi nell’ordine del presidente 

In precedenza, l’Aapp aveva definito il caso di Wa Lone e Kyaw Soe Oo, giornalisti Reuters condannati a settembre 2018 con l’accusa di aver violato l’Official Secrets Act mentre indagavano su un massacro della minoranza rohingya, come primo esempio di prigionieri politici nel paese.

I due giornalisti erano stati arrestati mentre indagavano sull’uccisione di 10 membri della minoranza Rohingya nel villaggio di Inn Dinn nello stato Rakhine durante la campagna militare accusata dalle Nazioni Unite di pulizia etnica.

L’arresto dei due giornalisti, la cui condanna a sette anni è stata confermata la scorsa settimana dalla Corte Suprema del Myanmar, ha portato ad una campagna internazionale per il loro rilascio, ma la leader del governo, Aung San Suu Kyi, ha pubblicamente difeso le decisioni del tribunale.

La prigione inflitta ai giornalisti, che hanno dichiarato la loro innocenza, e il fatto che il paese continua a detenere prigionieri politici, ha sollevato questioni sull’indipendenza giudiziaria in Myanmar.

in precedenza il ministero dell’Interno, controllato dall’esercito, aveva dichiarato che non ci sono prigionieri politici in Myanmar, ma che le persone incarcerate sono in prigione in base alle leggi vigenti nel paese e al codice penale per atti criminali.

Tuttavia, Aapp Birmania ha dichiarato a marzo che almeno 45 prigionieri politici sono stati condannati da quando l’attuale governo guidato da Aung San Suu Kyi è entrato in carica nel marzo 2016. Altri 94 sono in attesa di processo in prigione, mentre altri 225 sono in attesa di giudizio, ha detto l’Ong per i diritti umani.

Lucia Giannini