MYANAR. Al-Nakba dei Rohingya apre al Jihad birmano

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L’importanza del Myanmar sulla “scacchiera geopolitica” della strategia statunitense in Asia permette alla sua leadership di rimanere indenne nonostante la violenza che ha costretto la minoranza rohingya a fuggire dalle loro case. Lo ha detto Barry Grossman, avvocato internazionale l’iraniana Press Tv.

Per Grossman, la cui intervista è apparsa in parte anche su Sputnik, le azioni dei servizi di sicurezza del Myanmar contro i rohingya del Rakhine sono da considerare «terrore sanzionato dallo Stato», da parte del governo de facto di Aung San Suu Kyi, con il sostegno degli Stati Uniti. 

Grossman ha affermato che i musulmani in Myanmar sono costretti a lasciare le loro case in un’espulsione di massa simile a quella subita dai palestinesi nel 1948, al Nakba: «Il culto di Aung San Suu Kyi è stato realizzato (…) per imporre (…) la Pax Americana».

Aung San Suu Kyi, leader de facto del Myanmar, ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1991 in riconoscimento della sua campagna per la democrazia, ma il Comitato Nobel norvegese ha dovuto affrontare l’appello a revocare il premio per protestare contro la gestione della crisi rohingya.

Il conflitto birmano per Grossman ha ben altre implicazioni geopolitiche: la vicinanza del Myanmar alla Cina gli conferisce un’importanza geopolitica che rende gli Stati Uniti riluttanti a criticare le azioni dei servizi di sicurezza. «Con la vicinanza del Myanmar alla Cina, in termini scacchistici, il Myanmar ha lo status di cavaliere o forse anche di torre nel vecchio gioco geopolitico definito da Zbigniew Brzezinski come “Grand Chessboard”. Sotto l’ex presidente Barack Obama, gli Stati Uniti hanno tentato di essere un “Pivot per l’Asia” e di rafforzare i legami con paesi asiatici come il Laos, il Myanmar e il Vietnam. Nonostante questi sforzi, il progetto cinese della Nuova Via della Seta sembra più attraente per Naypyidaw, che è in trattative per acquistare energia elettrica dalla Cina». Grossman prosegue dicendo che il progetto “Pivot per l’Asia” è dell’ex segretario di Stato di Barack Obama, Hillary Clinton, e prevedeva un impegno con il Myanmar, ha spiegato Grossman.

Nel frattempo, riporta Press Tv, il presidente iraniano Hassan Rouhani ha denunciato il fallimento delle organizzazioni e degli organismi internazionali nell’agire per porre fine alla violenza contro i rohingya, affermando che il mondo musulmano non può rimanere in silenzio sulla difficile situazione della minoranza. In questi giorni, poi, si apprende da fonti social, attraverso immagini video, sono cominciati ad affluire mujahidin di diversa provenienza in Myanmar per combattere contro le forze birmane.

Luigi Medici