Spazio e tempo nell’infinito

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ITALIA-Roma 25/11/13. Si è svolta venerdì 22 novembre, presso la Gagosian Gallery di Roma, l’inaugurazione delle nuove opere dell’artista italo-francese Tatiana Trouvè che espone per la prima volta nella capitale. La mostra “I cento titoli in 36 524 giorni” indaga la precarietà dei confini tra realtà e finzione: le misteriose invenzioni in cui arte, scultura e disegno si fondono in opere “site-specific” penetrano infatti le nozioni di tempo, spazio e memoria sospesi in una dimensione fisica ma anche psichica.

 

«Per me il razionale è l’irrazionale, la mente e i sensi sono sempre connessi. Mi piace lasciarli scivolare l’uno nell’altro, e che siano complementari piuttosto che opposti» . Con queste penetranti parole Tatiana Trouvè sospende la sua arte in uno spazio metafisico, dai difficili contorni e dagli ambigui e mistici significati.

Annunciata con un invito sigillato e scritto personalmente dall’artista, la mostra fa del tempo e del mistero la sua materia prima: dal titolo che enumera i giorni di un secolo a installazione che nascondono in una conturbante e palpitante angoscia gli stadi di una trasformazione costruttiva e decostruttiva.

Trouvè delinea così i confini tra il fisico e il mentale: spazio, forma e materia convergono con il tempo e la memoria in inquietanti e dispotiche mis-en-scenes. Sculture lineari e tridimensionali si uniscono a complessi disegni scenografici dando vita ad installazioni radicate in spazi dai confini e dalle dimensioni invisibili. I “drammi ambientali” di Trouvè, malinconici e profondamente intensi, volutamente pensati o casuali riecheggiano altri mondi e realtà vissute come a voler penetrare la caducità e finitezza dell’esistenza umana per giungere in una dimensione atemporale ed illusoria.

Il guardiano, titolo dell’opera che vigila sulle altre esposizioni quale custode precario ed assente , portatore di un segreto nascosto nel muro ed impenetrabile, racchiude l’essenza della mostra: rame, bronzo, cera uniti sapientemente dall’artista creano così un immagine che parla ai nostri spiriti e fa vibrare le corde più intime ed allucinatorie della nostra anima.

Di nuovo sculture in rame e bronzo patinato con i Tempi doppi, che descrivono curve come linee disegnate, alle cui estremità compaiono due lampadine, una illuminata e l’altra spenta , mostrando la complementarietà degli opposti. E ancora Refoldings, realizzate in bronzo, cera e cemento, fusioni vivacemente colorate attraverso complessi processi di ossidazione per emulare gli imballaggi di cartone ed altri materiali dismessi di cui rappresentano i calchi, racchiudono una compassionevole monumentalità. Strutture bidimensionali emergono invece da enigmatici ed altrettanto elaborati disegni in grafite su fondi scuri sbiancati. Oggetti ed ambienti familiari e quotidiani si trasformano in meta-realtà che toccano un misticismo quasi sciamanico, volgendo l’attenzione su quel senso di infinito e finito che lacera drammaticamente il nostro Io.

Tatiana Trouvè ha così fatto il punto sulla sua produzione. L’arte l’ha portata a conoscere e viaggiare il mondo e parallelamente ad aver avuto la possibilità di mostrare la propria dispotica quanto inquietante vena artistica esponendo a Berlino, Parigi, New York, Tokyo e Venezia, dove ha partecipato a due Biennali.

La mostra per tutti gli appassionati e curiosi resterà esposta fino al 4 gennaio : un tempo limitato per perdersi in un altrove privo di confini e di certezze !