Caso Monis: Teheran accusa l’Australia

34

IRAN – Teheran 17/12/2014. L’Iran aveva ripetutamente avvertito l’Australia sul passato criminale dell’assassino di Sydney e avevo chiesto loro di tenerlo sotto controllo.

Lanciano l’accusa i vertici politici e dell’intelligence di Teheran. Man Haron Monis (nella foto), lo pseudo religioso di origine iraniana morto insieme a due delle persone che aveva preso in ostaggio, era accusato di frode quando era fuggito dall’Iran nel 1996, ha detto la polizia iraniana. Secondo il vice ministro iraniano degli Estera per l’Asia e l’Oceania, Ebrahim Rahimpour, l’Australia ha ignorato gli avvisi inviati: «Nonostante le numerose notifiche al governo australiano sul suo passato criminale, non vi è stata posta nessuna attenzione», ha detto Rahimpour la sera del 16 dicembre alla tv di stato. «Abbiamo fornito informazioni e chiesto loro di monitorare questa persona, ma purtroppo non è stato fatto. Il governo australiano ha agito molto male per quanto riguarda gli standard di sicurezza e di protezione». Il primo ministro australiano Tony Abbott il 17 dicembre ha ordinato un’inchiesta sul perché Monis, 50 anni accusato di gravi crimini ma fuori su cauzione, non fosse sotto sorveglianza e come mai avesse la cittadinanza. Il capo della polizia iraniana, Esmail Ahmadi Moghaddam, ha detto che il suo vero nome era Mohammad Hassan Manteghi Boroujerdie e gestiva di un’agenzia di viaggi, quando fuggì nel 1996, lasciando moglie e due figli. Ha viaggiato prima in Malesia e poi in Australia dove è atterrato come rifugiato e in seguito ne ha ottenuto la cittadinanza. Una richiesta di estradizione da Teheran è arrivata nel 2000 ma non ha avuto seguito, ha detto Moghaddam sul sito della polizia iraniana. Funzionari di polizia australiani sono stati inviati a Teheran per avere le impronte digitali dell’assassino, ma la polizia iraniana non avendole può effettuare altri controlli. «Siamo pronti per una indagine congiunta e, se ci mandano il suo Dna, possiamo confrontarlo con quello della sua famiglia per vedere se sia effettivamente quella persona o meno». Inoltre, Ali Akbar Velayati (a destra), consigliere di Ali Khamenei, direttore del Centro di ricerca strategica del Consiglio iraniano, ha definito il caso un «complotto ignominioso» delle forze di sicurezza australiane, fedeli seguaci degli Stati Uniti. La polizia australiana afferma che Monis aveva una storia di estremismo e di violenza, con accuse di reati sessuali e favoreggiamento nell’omicidio della sua ex-moglie. A novembre, aveva inviato un messaggio in arabo sul suo sito web come pegno di fedeltà al “califfo dei musulmani”, e nonostante tutto poteva muoversi liberamente. Monis ha preso 17 ostaggi in un caffè nel centro di Sydney il 15 dicembre, dispiegando una bandiera islamica durante un assedio durato 16 ore. La polizia alla fine ha fatto irruzione uccidendo Monis e due ostaggi, ferendone altri sei. Monis, che Abbott ha chiamato “un pazzo”, era ben noto alla polizia, sia statale che federali, così come all’agenzia di intelligence interna Asio, ma non era in alcuna lista antiterrorismo australiana.