Missili e politica nella penisola di Corea

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I primi giorni di aprile si stanno dimostrando un momento decisivo per la penisola coreana, a causa di una particolare concentrazione di eventi sia a Sud che a Nord. Sebbene infatti si tratti solo di avvenimenti nazionali, i riflessi di queste eventi si preannunciano carichi di implicazioni non solo sul contesto geopolitico locale ma anche su quello regionale, e forse oltre.

 

Uno scenario complesso

La penisola coreana assiste da anni ad una delicata partita fra Nord e Sud, secondo le linee di una divisione che risale alla fine della guerra di Corea (1953). Negli anni i due stati si sono differenziati sempre più: il Nord ha sviluppato un comunismo particolarmente autocratico e nazionalista, mentre il sud è evoluto in una democrazia. La sunshine policy (“politica del sole”), ovvero la politica di riavvicinamento fra Seul e Pyongyang è ormai un ricordo del passato, colpita al cuore dalla retorica bellicista e muscolare delle due parti nonché da due gravi incidenti militari avvenuti nel 2010. Questo annus terribilis per le relazioni dei due paesi ha visto l’affondamento di una unità navale del Sud nonché il bombardamento, con colpi d’artiglieria, di una piccola isola sempre del Sud, Yeonpyong, e la conseguente morte di alcuni civili e militari.

Il 2011 è proseguito senza ulteriori escalation, ma il clima fra le capitali è rimasto molto teso, mentre si sono moltiplicate le esercitazioni militari. A dicembre 2011 la morte del “Caro Leader” Kim Jong Il ha ufficialmente aperto la successione dinastica nel Nord,portando al vertice il figlio del deceduto, il giovane Kim Jong Un (nato nel 1982 o nel 1983).

La successione politica in Corea del Nord 

La nuova “guida suprema” della Corea del Nord deve fronteggiare una situazione molto delicata.

Per prima cosa la Corea del Nord soffre di alcune debolezze strutturali, a partire dalla grave crisi alimentare che da anni funesta la popolazione. In secondo luogo l’economia è completamente sbilanciata a favore della classe militare, che annovera circa 1.200.000 uomini in servizio permanente, classificandosi fra le prime forze armate del mondo. Va ricordato al riguardo che in Corea del Nord vi sono circa 25 milioni di abitanti, quindi il rapporto popolazione/forze armate è altissimo. Quello che apparentemente può sembrare solo uno spreco di risorse è invece essenziale per il mantenimento dell’apparato politico, strettamente compenetrato con la dimensione militare. Tutte le figure di vertice che si sono passate il potere a Pyongyang (ovvero i tre membri della famiglia Kim) hanno sempre annoverato nel loro curriculum vitae un doppio incarico sia politico che militare. Ed è proprio questa dimensione che apre il secondo fronte di difficoltà che il giovane Kim Jong Un deve affrontare: la Corea del Nord si trova in una situazione di isolamento diplomatico particolarmente difficile, inserita in un vicinato che economicamente e geopoliticamente sta crescendo di importanza. La Cina è l’unico interlocutore stretto di Pyongyang, anche se Pechino ultimamente non è molto felice delle bizzarrie del piccolo alleato; Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud sono invece decisamente ostili al Nord. Più sfumata è la posizione della Russia, che non è un avversario del Nord, ma nemmeno un alleato di primo piano.

Le relazioni con praticamente tutti gli altri paesi sono molto complicate, anche perché la Corea del Nord nel 2006 e nel 2009 ha effettuato due esplosioni nucleari che, per quanto di modesta entità, hanno allarmato non poco tutto il vicinato. Pyongyang ha così raggiunto l’agognato status di “paese nucleare”, che oltre ad essere un potente moltiplicatore per il nazionalismo interno è anche un deterrente contro qualsiasi tentativo di invasione. Alle capacità atomiche, poi, si somma un non comune sviluppo dell’industria missilistica, che ha approvvigionato gli arsenali del Nord di missili a medio e lungo raggio (rispettivamente i No-Dong e i Taepo-Dong) capaci, almeno teoricamente, di trasportare anche delle armi nucleari. Le distanze molto brevi dell’Asia Pacifica e la contiguità geografica con il Sud fanno si che l’atomica del Nord contribuisca a rendere molto più tesi i rapporti bilaterali e multilaterali nella regione.

Le implicazioni del nuovo lancio missilistico

Proprio in questi giorni la Corea del Nord ha pianificato un nuovo lancio missilistico che ha allarmato tutta la regione, attirando molte critiche anche da altre nazioni. Fra il 12 ed il 16 aprile la repubblica del Nord ha preannunciato che effettuerà un lancio diretto alla messa in orbita di un satellite da osservazione terrestre. Lo scopo, di per sé pacifico e lecito, ha aperto però la strada a tutta una serie di polemiche e critiche.

Le prime, a livello di diritto internazionale, riguardano il divieto per i lanci di questo genere, come espresso dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU n.1718/2006 e 1874/2009.

In secondo luogo vi sono problemi politici, in quanto il lancio sarà effettuato a ridosso delle elezioni politiche della Corea del Sud. Accompagnare a questo importante evento delle polemiche sul programma missilistico di Pyongyang rischia solo di avere effetti distorsivi, turbando il già complesso dibattito interno del Sud. Per il Nord, invece, il lancio è visto come un’affermazione di capacità nazionale, e quindi come un rafforzamento della posizione del nuovo leader Kim Jong Un: non è un caso che in questi giorni si celebri il centenario della nascita di Kim Il Sung (1912-1994), fondatore della Corea del Nord, suo primo presidente nonché nonno di Kim Jong Un. Ribadire l’unità nazionale con uno sfoggio di potenza tecnologica è così utile sia alla nomenklatura di partito che al vasto sistema militare, ovvero i due pilastri del potere del Nord.

Vi sono poi alcune preoccupazioni più legate alla dimensione militare. Al di là della liceità o meno del lancio e della natura del satellite che verrà messo in orbita, il test di un sistema missilistico non ha solo valenze scientifiche o di ricerca, ma ha anche delle evidenti implicazioni militari. In altri termini si tratta di una tipica tecnologia dual use, ovvero utilizzabile sia perscopi civili che militari: montando una tesata diversa, come per esempio dell’esplosivo convenzionale o una testata nucleare, l’innocuo missile scientifico potrebbe diventare un vettore militare.

L’ultima critica è legata agli effetti internazionali del lancio. Probabilmente se la Corea del Nord avesse dato maggiori segnali di distensione ci sarebbero state meno preoccupazioni o critiche a questo tipo di lancio. Ma stante la coincidenza temporale e la mancanza di altri segnali distensivi, il missile di Pyongyang riapre molti interrogativi sullo sfruttamento della tecnologia missilistica del Nord, spesso esportata a paesi non sempre animati da intenzioni scientifiche o di ricerca.

Qualunque sia l’esito del lancio di Pyongyang, questa iniziativa rischia solo di rendere più difficile il quadro delle relazioni internazionali del Pacifico, già complicato da molte altre tematiche di non facile soluzione. Finché continuerà lo sfoggio e l’esibizione di strumenti militari sarà difficile aprire spazi per un dialogo o un confronto più pacato.