Minaccia DAESH in Indonesia

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di Antonio Albanese  INDONESIA – Giacarta 18/10/2016. Decine di indonesiani che hanno aderito allo Stato islamico sarebbero tornati a casa con esperienza di combattimento e rappresentano una grave minaccia per la più grande nazione a maggioranza musulmana del mondo, secondo il capo della polizia indonesiana. Lo ha detto il 17 ottobre il generale Tito Karnavian, capo della polizia indonesiana, in una intervista rilasciata a Reuters e ripresa da Channel News Asia.

Le autorità stanno monitorando 40 rimpatriati e sono preoccupate che potrebbe esserci un collegamento tra loro e le reti esistenti nel paese per equipaggiare una nuova generazione di islamisti radicali con competenze e attrezzature utili a effettuare nuovi attacchi.

«Li teniamo d’occhio e non sono in grado di eludere la sorveglianza. Crediamo che si stiano organizzando in segreto», ha detto Karnavian, aggiungendo che circa 10 erano stati arrestati e interrogati mentre il resto è ancora a piede libero, ha detto Karnavian, aggiungendo non vi erano prove di un attacco imminente.

La stragrande maggioranza dei 250 milioni di persone dell’Indonesia  praticano un islam moderato; i gruppi estremisti che hanno effettuato periodicamente attacchi contro lo stato centrale e gli stranieri nel paese sono stati disarticolati.

Ma il paese ha registrato una recente recrudescenza nella militanza islamica, ispirata dallo Stato islamico. Le autorità credono che lo Stato islamico abbia più di 1200 uomini in Indonesia e circa 400 indonesiani sono partiti per unirsi al gruppo.

L’Indonesia ha sofferto il suo primo attacco militante da anni lo scorso gennaio, quando quattro militanti Daesh hanno effettuato un attentato in cui sono rimaste uccise otto persone, attaccanti compresi. Karnavian ha anche detto che una nuova tendenza stava emergendo tra i ragazzi: la radicalizzazione on-line e gli attentati in piccola scala.

Un sedicenne, lo scorso agosto, ha cercato di far esplodere una bomba in una chiesa, nella città di Medan e di accoltellare il sacerdote; il ragazzo poi è stato bloccato e arrestato; le autorità hanno detto che il ragazzo era ossessionato dal leader Daesh Abu Bakr al-Baghdadi e aveva studiato l’ideologia del gruppo on line. «Si tratta di una nuova tendenza. È più difficile rintracciarla rispetto alle reti esistenti (…) perché quelli che vengono chiamati lupi solitari sono radicalizzati online», ha detto Karnavian, aggiungendo che la polizia erano a conoscenza di almeno 10 casi simili a quelli del giovane di Median.

In base alle leggi anti-terrorismo indonesiana, la polizia può arrestare sospetti e interrogarli per un massimo di sette giorni; il governo ha chiesto la detenzione preventiva e la privazione per i militanti riconosciuti della cittadinanza, se scoperto che hanno combattuto all’estero.