Pinotti: «750 militari rimarranno a Herat»

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ITALIA-Roma. 18/12/14. «L’Italia ha svolto un ruolo estremamente importante, nel contesto della vasta coalizione formatasi all’indomani degli attacchi terroristici dell’Undici Settembre 2001. […]

Negli anni, abbiamo avuto la responsabilità di operare nell’area della Capitale e poi soprattutto nell’area occidentale dell’Afghanistan, con capoluogo Herat, assumendo il ruolo di “nazione quadro” di questa regione e coordinando quindi anche le attività militari degli altri Paesi che hanno lì operato. Insieme agli alleati, abbiamo contribuito in maniera sostanziale alla stabilizzazione della sicurezza e al ripristino del controllo sul territorio da parte delle legittime Autorità afgane. Quindi non facciamo ora un bilancio ma dobbiamo ricordarci che lì ci sono, oltre che tutti gli anni in cui abbiamo operato e tante risorse 54 Caduti, il più alto tributo di sangue italiano mai versato in un Paese straniero sin dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Né possiamo dimenticare gli oltre 650 feriti». Queste alcune delle parole del Ministro della difesa Roberta Pinotti nell’intervento alle Commissioni Difesa ed Esteri di Camera e Senato, in riferimento alla missione ISAF in Afghanistan.
In parallelo lentamente i militari impiegati, che terminerà il 31 dicembre 2014, fanno rientro in Italia. Questa è la volta del 185° Reggimento Ricognizione Acquisizione Obiettivi (RAO) “Folgore” che lascia l’Afghanistan dopo oltre undici anni di presenza. Gli assetti ed i distaccamenti operativi del 185° RRAO hanno infatti operato nel Teatro Operativo afghano fin dal 2003 nelle aree di Kabul, Khost e valle di Suobi. A partire dal 2009 gli uomini della Task Force VICTOR, hanno operato nell’ambito dell’intera area di operazioni del Regional Command West prima, e, successivamente, del Train Advise Assist Command West, il comando internazionale ed interforze a guida italiana schierato nella regione occidentale del paese, attualmente su base Brigata Bersaglieri Garibaldi. Nel corso di questi anni i distaccamenti operativi della Task Force VICTOR hanno svolto attività di ricognizione, sorveglianza e acquisizione obiettivi in un territorio, ampio quanto il Nord Italia, che va da Herat a Farah a Badghish a Shindand fino ad Islam Qala, Bala Murghab, Gulistan e Sabzak Pass, nomi che «Resteranno indelebili nella memoria di questi uomini che, con abnegazione e professionalità, hanno contribuito a scrivere pagine di storia di questa missione e delle Forze Armate Italiane in Afghanistan» ha affermato dal Ten. Col. Carmine Vizzuso, Comandante di Task Force che ha avuto l’onere e l’onore di organizzare e dirigere il definitivo ripiegamento di mezzi e materiali della VICTOR. Alla cerimonia di ammaina vessillo del 185°, hanno preso parte i Comandanti di Task Force e le principali autorità militari in rappresentanza degli altri paesi della coalizione inquadrati nel TAAC-W.
Nel salutare il personale della Task Force VICTOR, il Generale Maurizio Angelo SCARDINO ha ricordato quanto sia stato importante il contributo alla Missione degli acquisitori obiettivi che: «In silenzio ma con grande determinazione, hanno fornito, senza soluzione di continuità e fino all’ultimo giorno, un supporto altamente qualificato e di vitale importanza sia nella condotta delle operazioni sia nel garantire la sicurezza del personale del contingente».
Qualche giorno fa era terminato l’impiego operativo, sempre nel teatro afgano, del velivolo EC-27J JEDI (Jamming and Electronic Defense Instrumentation) dell’Aeronautica Militare destinato ad attività di guerra elettronica che rientra in Italia. L’evento è stato sancito da una semplice cerimonia in cui il Gen. B. Maurizio Angelo Scardino, Comandante del Train Advise Assist Command West (TAAC-W) e il Col. Paolo Latini, Comandante della Joint Air Task Force (JATF) hanno salutato i Corvi’, così come vengono chiamati i militari che operano in queste unità specializzata.
Il primo velivolo EC-27J JEDI, comunemente chiamato JEDI, è stato presente ad Herat dal 2012 e nei tre anni di attività in Afghanistan ha supportato più di 800 missioni ISAF, per un totale di oltre 2800 ore di volo.
L’impiego dell’EC-27J JEDI si è dimostrato uno strumento aereo fondamentale in tutte le operazioni, dato il suo fondamentale supporto tattico e strategico, grazie al quale ha garantito una cornice di sicurezza nelle aree d’impiego, supportando le missioni ISAF attive su tutto il territorio afghano, senza soluzione di continuità da Jalalabad a Herat e da Kandahar e Murghab.
Il risultato conseguito dal JEDI è il frutto dell’esperienza acquisita dal personale del ReSTOGE (Reparto Supporto Tecnico Operativo di Guerra Elettronica), di stanza presso la 9^ Brigata Aerea ISTAR-EW di Pratica di Mare insieme all’operato dei naviganti e degli specialisti del 98° Gruppo Volo della 46^ Brigata Aerea di Pisa. Un impegno che si inserisce a pieno titolo nelle capacità operative espresse dall’Aeronautica in Afghanistan, che ha svolto le missioni assegnate con precisione nel rispetto delle regole d’ingaggio a salvaguardia del contingente italiano, della coalizione e delle forze di sicurezza afghane.
A partire da gennaio 2015 la nostra partecipazione alla missione multinazionale a guida NATO prevede che per alcuni mesi del 2015, la nostra presenza nella Regione Occidentale permanga, in particolare, nell’area di Herat. La previsione è di far di transitare la Missione ISAF alla Resolute Support, impiegando all’inizio circa 750 militari che, come sottolineato dal Ministro della Difesa Pinotti, andranno a diminuire nelle settimane successive, senza però scendere al di sotto del livello considerato tecnicamente necessario per la sicurezza della missione.