Milano capitale dello sviluppo sostenibile

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ITALIA – Milano 11/11/2013. Il 12 novembre, presso la sede della Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM) di Milano, si terrà la conferenza internazionale “Methodologies and Indicators for Green Growth Measurement”. Il convegno vedrà esperti, rappresentanti di istituzioni internazionali, come Banca Mondiale e OCSE, e del mondo accademico, dibattere di sviluppo sostenibile e delle prospettive politico-economiche ad esso connesse.

 

Nel corso dell’evento sarà presentato il Sustainability Index 2013, elaborato dalla stessa Fondazione Eni Enrico Mattei, che individua metodologie e indicatori per la misurazione dello sviluppo sostenibile e della crescita verde, presente e futura, di diversi Paesi.

L’Indice di Sostenibilità FEEM (FEEM SI), più precisamente, prevede proiezioni di performance di sostenibilità su scala nazionale e macroregionale fino all’anno 2030. Si tratta di un indice aggregato composto da 23 indicatori relativi alla dimensione economica, sociale e ambientale, quali: fattori di crescita economica, PIL pro capite, fragilità del sistema economico, densità della popolazione, vulnerabilità sociale, qualità dell’aria, sistema energetico, dotazione di risorse naturali, corruzione, produzione di rifiuti ed altri ancora. A differenza di altri indici compositi, FEEM SI è “lungimirante”, ovvero permette l’analisi dello scenario sulla base di diverse ipotesi di fattori economici, sociali e ambientali, fornendo intuizioni ex-ante sugli effetti che le diverse politiche potrebbero avere sulla sostenibilità. 

Secondo i dati del Sustainability Index 2013, su un totale di oltre 200 Paesi, suddivisi in 40 macro regioni, la Svezia risulta al primo posto nella classifica mondiale dello sviluppo sostenibile, seguita da Norvegia e Svizzera. Gli Stati del centro-nord Europa sono in generale i più virtuosi, mentre l’Italia si attesta al ventesimo posto della classifica ed in Europa precede solo Polonia, Spagna, Portogallo e Grecia. Quest’ultima, a sua volta, a causa della forte recessione economica, si piazza al trentacinquesimo posto ed è, perciò, addirittura dietro la Cina, protagonista negli ultimi anni di una incessante crescita economica e di un altrettanto crescente deterioramento dell’ambiente naturale. Le economie avanzate generalmente mostrano un livello più elevato di sostenibilità rispetto a quelle in via di sviluppo, anche se la crescita economica può impattare negativamente sull’ambiente. Gli Stati Uniti, ad esempio, si piazzano solo al ventisettesimo posto della classifica a causa del loro considerevole consumo energetico.

Il risultato non brillante dell’Italia è imputabile soprattutto alla scarsa performance delle componenti economiche, per via dell’alto livello di debito pubblico e del disavanzo nella bilancia commerciale, e sociali, per via della scarsità di fondi destinati a istruzione e sanità pubblica,  largamente al di sotto della media europea. La performance ambientale, invece, è in linea con il resto d’Europa, nonostante il limitato apporto delle energie rinnovabili nel mix energetico nazionale. 

Per migliorare la sostenibilità complessiva del nostro Paese occorrerebbero una riduzione delle emissioni climalteranti e maggiori risorse pubbliche in R&S, utili anche ad incrementare la competitività del sistema tutto nel breve e nel lungo periodo. È altresì vero, però, che, quasi certamente, a causa della difficile congiuntura economica e dei modesti investimenti in innovazione tecnologica eco-friendly, da qui al 2030 l’Italia non potrà avanzare di molto nella classifica mondiale dello sviluppo sostenibile.