MIGRANTI. UNHCR: meno arrivi in Europa, ma più morti nel viaggio 

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L’Unhcr afferma che sono aumentati i rischi per i trafficanti di persone nel contrabbandare loro carichi umani verso l’Europa, poiché la guardia costiera libica intercetta sempre più imbarcazioni che trasportano migranti, aumentando così la possibilità che le persone a bordo possano morire durante i viaggi nel Mediterraneo.

Il rapporto Unhcr, presentato il 3 settembre e intitolato Desperate Journeys, dice che anche se il numero di morti è diminuito in confronto agli anni precedenti, il viaggio rimane tutt’ora con un’alto tasso di mortalità per coloro che lo intraprendono. Sarebbero 2.276 le persone che sono morte l’ultimo anno mentre cercavano di arrivare in Europa, uno ogni 42 arrivi. Solo nel mese di giugno, la percentuale di perdite di vite umane è stata una ogni sette arrivi, riporta Icepi.

Sulla rotta del Mediterraneo centrale fino ad oggi, ci sono stati 10 incidenti separati in cui sono morte 50 o più persone, la maggior parte delle quali dopo la partenza dalla Libia. Sette di questi incidenti sono avvenuti solo da giugno, ha ricordato l’Unhcr. L’incrementarsi dei controlli della guardia costiera libica ha fatto sì che i rischi per i trafficanti sono aumentati portando ad un aumento dei costi per il viaggio, ad un maggiore costo e ad una più lunga permanenza nei campi dove si è elevato il rischio di morte. 

 

Le autorità libiche hanno intercettato o salvato 18.400 persone tra agosto 2017 e luglio 2018, un miglioramento del 38% rispetto all’identico intervallo del 2016 e del 2017. Gli arrivi via mare dalla Libia all’Europa sono crollati dell’82% in questi intervalli comparabili, arrivando al dato più recenti di 30.800.

L’Unhcr denuncia l’aumento dei morti sulla terraferma da parte di persone che cercano di raggiungere la Libia e le condizioni di detenzione in Libia, ritenute causa di molti decessi; oltre che ad un incremento del rischio di sfruttamento dei migranti, divenuti “merce” da monetizzare il più possibile.  

Maddalena Ingroia