MIGRANTI. L’Australia vorrebbe spostarli nelle regioni meno popolate

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La proposta del governo di impedire ai migranti permanenti di stabilirsi nei maggiori centri urbani australiani rappresenta l’ultima uscita in un dibattito sempre più politicizzato sull’immigrazione e sul futuro del paese come crogiolo multiculturale.

Alan Tudge, il ministro federale che supervisiona le città, le infrastrutture urbane e le questioni demografiche, ha lanciato l’idea di trasferire i migranti per allentare la pressione della crescita a Sydney, Melbourne e nel Queensland sudorientale, che nel 2017 ha attirato quasi il 90% dei nuovi coloni.

«Stiamo lavorando su misure per far sì che un maggior numero di nuovi arrivati vada negli stati e nelle regioni più piccole e che restino lì almeno per qualche anno», ha detto Tudge, ripreso da Asia Times, aggiungendo che l’obiettivo politico era quello di «far coincidere le competenze dei nuovi migranti con le carenze di competenze nell’Australia rurale e regionale». Tudge ha suggerito che le condizioni per il visto potrebbero essere applicate fino al 45% dei migranti permanenti, pari a circa 70.000 arrivi stando ai livelli del 2017. La proposta ha già suscitato numerose polemiche.

Gli asiatici, che rappresentavano il 56% dell’ingresso di migranti in Australia nel 2016-17, sarebbero tra i più colpiti da una tale politica se attuata. La maggior parte tende a vivere vicino alla famiglia e alle reti culturali a Sydney o a Melbourne. In quel periodo erano registrati 58232 permanenti provenienti dall’Asia meridionale e centrale, per lo più indiani, iracheni e siriani, 37235 provenienti dal nord-est asiatico, Cina in primis, e 31488 del sud-est asiatico: Filippine, Vietnam, Malaysia, Thailandia, Indonesia, Singapore e Myanmar.

Quella di Tudge dovrebbe essere considerata più una dichiarazione politica che un serio cambiamento di politica del partito Liberale. La destra del partito vuole frenare la migrazione e i leader liberali stanno cercando di riparare le spaccature causate dal cambio al vertice e alla premiership del paese.

La popolazione di Sydney, pari a 5,1 milioni di abitanti, cresce di circa 100.000 persone ogni anno, e quella di Melbourne, che ne ha 4,8 milioni, di 125.000 persone.

Nel 2017, il 77% della crescita demografica si è verificato a Sydney, Melbourne, Brisbane e le loro regioni satellite. Melbourne e Sydney, in particolare, stanno faticando nel soddisfare la domanda di alloggi e servizi pubblici. L’Australia occidentale e il Queensland hanno subito un’impennata senza precedenti al culmine del boom delle risorse sei anni fa, ma hanno subito perdite nette di popolazione a causa del calo dei prezzi globali dello scorso anno.

Antonio Albanese