Time: Enrique Peña Nieto salva il Messico

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MESSICO – Città del Messico, 14/02/2014. Al presidente Enrique Peña Nieto è dedicata la copertina della rivista Time, nell’edizione del 24 febbraio, vol. 183 n.7 per l’Europa, il Medio Oriente, l’Africa, l’Asia e il Sud Pacifico, restano quindi esclusi solo gli Stati Uniti.

Con una fotografia di Peter Hapak che ritrae il leader messicano elegante e fiero, il settimanale titola “Saving Mexico” e sottotitola “How Enrique Peña Nieto’s sweeping reforms have changed the narrative in his narco-stained nation”. Il reportage principale quindi, firmato dal giornalista Michael Crowley, descrive come le ambiziose riforme economiche, politiche e in materia di sicurezza del presidente messicano abbiano modificato il panorama di un Paese tormentato dal narcotraffico. 

Non è la prima volta che Time riserva il privilegio della vetrina ad un leader messicano. Ne sono un esempio: Lázaro Cárdenas (1934-1940), Manuel Ávila Camacho (1940-1946) per due volte, Miguel Alemán (1946-1952), Miguel de la Madrid (1982-1988), José López Portillo (1976-1982).

Non è neanche la prima volta che la rivista riserva tanta attenzione a Peña Nieto. Appena eletto infatti, nel dicembre 2012, egli appariva già sulla copertina e poco dopo, nell’aprile 2013, la redazione l’ha inserito tra le 100 persone più influenti del mondo nella sezione “leaders”, in un articolo scritto da Bill Richardson, l’ex governatore del Nuovo Messico ed ex candidato democratico alla presidenza.  

“Salvando il Messico”, un titolo suggestivo che rappresenta un compito che Time sembra affidargli oppure un riconoscimento reso pubblico a livello internazionale per le sue riforme strutturali.

La scelta della rivista, tuttavia, è controversa. Lo dimostra la risposta della rete, specie dei social media. Le parodie non si sono fatte attendere. Numerose copertine ritoccate sono apparse su Twitter per esempio, cambiando il verbo “saving” con “selling” o “slaying”, sostituendo Peña Nieto con Adolf Hitler, Mr. Bean, Leonardo Di Caprio o un raccapricciante scheletro in giacca e cravatta munito di ascia. 

Secondo la rivista il Messico ha registrato numerosi progressi, tra cui un calo del 15% del numero totale degli omicidi. D’altro canto però, l’autore del reportage riporta anche un notevole incremento nel numero dei sequestri per il 2013, in confronto agli anni precedenti. Lo confermano i dati del National Public Security System (SNSP), secondo i quali sequestri ed estorsioni sono aumentati nei primi otto mesi della legislatura Nieto, mantenedo così alto il tasso di criminalità. 

Nel suo articolo Michael Crowley si chiede se il Presidente e il suo governo riusciranno a trasformare il Paese. L’allarme pare ora lasciar spazio al plauso internazionale, soprattutto per «il pacchetto di riforme sociali, politiche ed economiche più ambizioso che si ricordi», scrive il giornalista. Tra tutte, spicca il successo della riforma energetica, «la prima in 75 anni».

E pensare che, come ricorda l’autore, cinque anni fa un rapporto del Pentagono metteva sullo stesso piano il Messico e il Pakistan, un Paese devastato dal terrorismo, affermando che entrambi correvano il rischio di un «collasso rapido e repentino». 

Nonostante sia «il Mexico Moment», l’autore avverte che questo potrebbe tradursi in una delusione perché il Paese continua a soffrire di quei mali come corruzione, cattiva gestione, narcotraffico, criminalità e violenza che l’hanno tormentato per anni e che non si è ancora riusciti a controllare. 

Da parte sua, il protagonista Nieto assicura nell’intervista esclusiva inserita nell’articolo: «Credo che le condizioni siano molto favorevoli per la crescita del Messico. Sono molto ottimista» e aggiunge «Non stiamo lavorando con un obiettivo a breve termine (…). Abbiamo un orizzonte più ampio».

Nel testo intervengono anche alcuni membri del gabinetto Nieto e ad altri osservatori o analisti della realtà messicana. 

Tra i riconoscimenti maggiori, secondo la rivista, il governo risalta per il suo «potere politico», forte della competenza di «giovani tecnocrati» come Videgaray, Osorio Chong y Emilio Lozoya (l’ultimo amministratore delegato dell’azienda Petróleos Mexicanos (Pemex).

Tuttavia, sebbene siano numerose e complesse le sfide che il governo deve ancora affrontare, Time conclude il reportage con parole a sostegno della propria scelta editoriale. 

«Anche se alcune riforme dovessero deludere, era moltissimo tempo che il Messico non sperimentava una grande scommessa politica, un’economia in crescita e una sensazione di ottimismo rispetto al futuro».