MEDITERRANEO ORIENTALE. Quale è il gioco di Erdogan?

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Che cosa vuole ottenere l’uomo forte della Turchia dalla nuova crisi nel Mediterraneo Orientale che ha appena scatenato? Qual è il gioco?

Il quadro complessivo è complicato, in un contesto di “equilibrio del terrore” tra le flotte turche e greche, col rischio elevato che si possa arrivare ad uno scontro. Eppure la gravità della situazione non sembra essere colta appieno dall’Ue, con l’eccezione, forse, della Francia. La Grecia, sostenuta da Cipro, ha chiesto un incontro d’emergenza con l’Ue, che è stato accettato. La riunione del Consiglio Affari Esteri si terrà il 14 agosto.

Nella stessa giornata, il ministro degli Esteri greco Nikos Dendias incontrerà il Segretario di Stato americano Mike Pompeo a Vienna; l’ambasciatore Usa ad Atene, Geoffrey Pyatt, è diventato una figura chiave nella gestione della crisi. Più recentemente anche Israele ha rotto il suo silenzio e ha offerto la sua “piena solidarietà” alla Grecia, memore del gasdotto EastMed che rischia di non veder e mai la luce e con lui l’entrata di Israele nel mercato del gas. Non c’è traccia, ricorda Ahval, di una sospensione delle attività sismiche turche.

Il presidente turco è pienamente consapevole della mancanza di leadership dell’Ue, e sa bene che i suoi Stati membri potrebbero non arrivare mai a una posizione unitaria per difendere l’integrità territoriale dell’Unione; anche a Mosca, si studia la situazione.

Si dice che Erdogan vuole proporre una “formula” accettata tra gli stati del Mediterraneo orientale, l’11 agosto ha parlato di una «formula che sia accettabile per tutti e che protegga i diritti di tutti».

Ankara però non riconosce la Repubblica di Cipro, e la posizione dell’Ue nei confronti di Cipro Nord è molto problematica; la Turchia non ha firmato la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, su cui si basa l’accordo greco-egiziano e quindi una probabile nuova mediazione tedesca lasci aperti molti interrogativi. La Germania non è abbastanza potente; può solo aiutare nel breve termine, con la conseguenza che il gioco mediterraneo ad alto rischio continuerà ad andare in scena ancora.

Per Erdogan, è utile su due livelli: interno, Erdogan vuole apparire come il leader e il comandante in capo, a guardia degli interessi regionali della Turchia; esterno, Erdogan ha puntato tutto su Donald Trump, per cui le prossime elezioni americane rischiano di essere esiziali per lui e per la sua struttura amministrativa (un cartello composto da ufficiali nazionalisti, “lupi grigi” espansionisti di estrema destra e islamisti).

Se Trump perdesse, Erdogan spera di estendere la sua presenza militare nel Mediterraneo orientale, nell’Egeo e in Libia, per poter negoziare la sua ulteriore legittimità con il nuovo presidente degli Stati Uniti e la Nato.

La Ue in questo gioco semplicemente non è una controparte credibile.

Lucia Giannini