MAURITANIA. Libero il blogger apostata condannato a morte

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La Mauritania ha deciso di rafforzare una legge che criminalizza l’apostasia e la blasfemia, dopo che un tribunale mauritano aveva ordinato il rilascio di un blogger locale che rischiava la pena di morte per aver criticato il profeta Maometto.

Come riporta Al Jazeera, l’emendamento all’articolo 306 del codice penale prevede ora l’applicazione della pena di morte «per ogni musulmano, uomo o donna che ridicolizza o insulta Allah», il suo messaggero, i suoi insegnamenti o qualsiasi profeta, «anche se si pente».

Secondo l’agenzia di stampa statale mauritana Ami, il cambiamento mira ad «adattare le procedure alle nuove situazioni che non erano state prese in considerazione» quando la legge è stata approvata per la prima volta nel 1983, ha detto il ministro della Giustizia Brahim Ould Daddah. La Mauritania è ufficialmente una “repubblica islamica”, il suo ordinamento giuridico vede una combinazione di diritto civile francese e diritto islamico. In precedenza, qualsiasi persona giudicata colpevole di apostasia, ai sensi dell’articolo 306, era condannato a morte se non si fosse pentito; trasformando la condanna fino a due anni di carcere e una multa.

Il cambiamento della legge è stato provocato dal rilascio del blogger Mohamed Cheikh Ould Mkhaitir, condannato a morte per apostasia all’inizio di questo mese, deciso dal tribunale di Nouadhibou, città sulla costa nord-occidentale della Mauritania.

Mkhaitir era stato arrestato nel gennaio 2014 in relazione a un post online, nel quale sosteneva che alcune persone in Mauritania giustificano la discriminazione sulla base della religione.

Un tribunale mauritano lo aveva condannato per apostasia e lo ha condannato a morte; Mkhaitir si era pentito davanti alla corte e ha trascorso diversi anni in carcere, mentre il caso passava i diversi gradi di giudizio del sistema giudiziario mauritano. Il 9 novembre, la corte d’appello di Nouadhibou lo ha nuovamente condannato a due anni di reclusione e a una multa di circa 170 dollari.

Reuters riporta che la sentenza è stata accolta come una vittoria della giustizia mauritana; Amnesty International dell’Africa occidentale e centrale, ha salutato il risultato come un successo.  Ma il suo caso resta discusso: magistrati e parte dell’opinione pubblica chiedono che sia incarcerato e messo a morte.

Tommaso dal Passo