Marocco sull’orlo della crisi?

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MAROCCO – Rabat 15/5/13. Il Consiglio nazionale del partito conservatore marocchino Istiqlal, principale alleato degli islamisti al potere, ha deciso l’11 maggio di uscire dal governo.

La decisione di Istiqlal, che ha diversi ministeri nel governo tra cui l’istruzione e l’economia, potrebbe comportare nuove elezioni o un rimpasto, da parte del governo guidato dal Partito Giustizia e Sviluppo (Hizb àdala wa tanmia, o in francese Parti de la Justice et du Développement  – Pjd). 

Il Consiglio nazionale di Istiqlal ha criticato il capo del governo, Abdelilah Benkirane, di non aver preso «in considerazione della gravità della situazione sociale ed economica».

Istiqlal ha anche detto che Benkirane, capo del Pjd,  vuole «monopolizzare le decisioni».

Il portavoce di Istiqlal, Adil Benhamza, ha detto che il partito ha mandato una nota al re Mohamed VI per «spiegare le ragioni che hanno spinto il partito a prendere una tale decisione», aggiungendo che spettava a Benkirane decidere la mossa successiva.

Il Pjd, che ha dominato le elezioni alla fine del 2011, dovrà trovare, ora, un nuovo alleato di governo se vorrà evitare un nuovo voto.

Data la natura opaca del processo decisionale in Marocco, è difficile non credere che una simile mossa sia stata calcolata a palazzo reale  come mezzo per ribadire la “neutralità” della monarchia. Attraverso questa lettura la decisione di Istiqlal di unirsi all’opposizione non diminuirà la presa del palazzo sul potere di governo del Paese. Dalle reazioni immediate dopo l’annuncio della decisione, come ad esempio la decisione del Pjd di non reagire fino a quando il re non fosse ritornato dal suo viaggio in Francia o l’annuncio di Istiqlal, che è in attesa di ulteriori istruzioni da parte del re, è del tutto evidente che è il palazzo a dettare l’agenda politica.

Inoltre, una “crisi politica” serve a distrarre i media dalla repressione delle proteste in corso a Laayoune, dove i sahrawi hanno ribadito in piazza il loro diritto all’autodeterminazione. Le proteste sono aumentate enormemente a seguito del rinnovo della missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (Minurso), che non è riuscita, però, ad includere il monitoraggio sui diritti umani come parte del mandato.